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    Reggio Calabria, operatori della ristorazione: “Le ordinanze covid ed i soldatini”

    I locali “Al Clubbino”, “Ciroma”, “Spaccanapoli” e “Labbirra” ( da diversi anni  uniti, con altri soggetti, in un’identità comune che si riconosce nel motto “ciàputimufari”) vivono, come tutti i soggetti impegnati nel settore, un momento di grande incertezza.

    I contenuti dell’ordinanza della Presidente Santelli non possono che acuire tale situazione. Non è compito nostro intervenire su questioni di carattere politico, ma non possiamo fare a meno di esprimere come certe prese di posizione lascino alquanto perplessi. “Sembra”  che in un contesto gravissimo, che richiederebbe responsabilità assoluta,   si voglia giocare  a far la guerra sollecitando i movimenti di  soldatini sul campo per far fuori “un nemico”.

    In questo  squallido teatrino  i soldatini siamo tutti noi, cittadini ed imprese.  Ed i soggetti più deboli diventano i soldati migliori  per vincere.

    Intendiamoci: noi siamo certi che la Calabria, stando così le cose, possa e debba, cronologicamente,  “partire  prima” di altre regioni. Ma sottolineiamo la necessità che tutto si realizzi attraverso una progettualità che, seppur limitata da difficoltà oggettive, possa  accompagnare il processo.

    Ascoltando i pur diversi  pareri degli scienziati, si apprende come nessuno possa prevedere gli scenari futuri senza un margine di approssimazione, così  tanto ampio da imporre di procedere “passo passo”. D’altronde ben sappiamo come i settori del turismo e della ristorazione, per le caratteristiche peculiari, non possano che essere ( e purtroppo restare a lungo)  in assoluto fra i più colpiti. In tale contesto una valutazione istintiva potrebbe individuare nella riapertura la soluzione idonea  a sopperire  alle  gravissime crisi di liquidità. Ma, ammesso che  si possano già  creare  “soluzioni” idonee a superare  conseguenze sanitarie, occorre comunque una ulteriore riflessione. Andare al ristorante o al bar costituisce  “un’esperienza”  strutturalmente molto diversa  da  quella, ad esempio, dell’acquisto di un oggetto. Che richiede ed implica contatti sociali fra i clienti ( non solo dello stesso tavolo) ed anche  con il personale. A parte l’ipotetico ( e certo non trascurabile ) maggior rischio di contagio, vi è da considerare  che, nella maggioranza dei casi, proprio i contatti sociali costituiscono l’essenza portante dell’attività. Tutto questo ci porta a ritenere  che l’apertura dei ristoranti e dei bar  possa e debba avvenire quando si creeranno le condizioni minime, in sicurezza,  per non snaturare eccessivamente tale esperienza. Che senso avrebbe, ad esempio, ritrovarsi  a bere un cocktail, la notte in piazza duomo, tra mascherine, scanner, termometri, separatori in plexiglass, ossessioni obbligatorie da igienizzazione? Sarebbe una parodia delle nostre abitudini di cittadini e del lavoro nella ristorazione. Ciò mentre vigono divieti ad uscire da casa, se non per determinate ragioni. No, ne siamo certi: non è questa la strada da percorrere. Non è rispettosa per nessuno. Anche se, probabilmente, la nostra  non è un’idea comune.

    Partendo comunque dal presupposto che, in primis, vada tutelata la salute  per tutti e, immediatamente a ridosso, l’economia, resta da prendere atto che il settore  della ristorazione e del turismo è destinato ad una crisi che andrà temporalmente ben oltre l’emergenza sanitaria, ben oltre la crisi che colpisce altri settori. Le ragioni sono evidenti.

    Ed è compito del governo, ma anche delle istituzioni locali, individuare quei percorsi che potrebbero consentire la sopravvivenza delle imprese nel settore. Potrebbero, perchè anche con gli interventi necessari, nulla è scontato e tanto meno generalizzato per le diverse realtà territoriali. Ed il nostro tessuto sociale ed economico, si sa, era già  particolarmente debole e sfilacciato.

    Se da un lato si deve riconoscere al nostro governo centrale, diversamente da altri alla guida dei paesi più importanti del pianeta,  di aver agito con razionalità rispetto un’imprevista (e forse  imprevedibile) emergenza sanitaria, dall’altra non si registrano ancora poste in essere adeguate forme di sostegno ai cittadini più deboli ed alle imprese, in particolare a quelle più colpite. Anche  le “boccate d’ossigeno”, da tempo promesse, non sono arrivate. Certo sono comprensibili le difficoltà ad operare in piena emergenza, in un paese storicamente ingessato dalla burocrazia e, in particolare alle nostre latitudini, dall’inefficienza della pubblica amministrazione.

    Non è facile quindi, nè per il governo, nè per la regione, nè per l’amministrazione comunale. Ma è rigorosamente doveroso e necessario per ambire a  superare questo momento. Prima che i soldatini insorgano  o, peggio,  muoiano senza combattere.

     

    Direzione de:

    Labbirra

    Ciroma

    Al Clubbino

    Spaccanapoli