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    Ancora numeri ad minchiam. Metteranno il bavaglio anche al Ministero?

    di Giusva Branca – Qualche sana lettura di favole, da bambini, aiuta, perchè, alla fine siamo tutti un pò figli delle nostre librerie domestiche, delle nostre collezioni di film, delle canzoni che ci hanno accompagnato durante la nostra crescita.

    E però, se – ad esempio – abbiamo visto solo i film di Lino Banfi (che divoravo e adoro ancora oggi) e non altri siamo un pò zoppi; se, ancora, abbiamo letto solo “Cioè” e non conosciamo, appunto, le favole (di Esopo, di Calvino, di Rodari, fate voi) ci mancano pezzi importanti per comprendere il mondo. E, diciamolo, siamo un pò ignoranti.

    Se qualcuno – orbene – avesse dedicato del tempo sulle favole saprebbe che il lieto fine non è garantito, saprebbe che esso è sempre, in larga misura, figlio dei comportamenti e delle scelte degli uomini.

    Anyway – come direbbero dall’altra parte dell’Oceano, concedetemi il vezzo – da ieri la Regione Calabria ha messo il bavaglio ad ogni tipo di comunicazione singola dei presidi sanitari territoriali (per dirla, stavolta, in italiano Ospedali e Asp).

    Scelta anche logica in astratto, per pervenire ad una comunicazione condivisa, ma disastrosa all’atto pratico, per due motivi.

    Il primo è legato al fatto che è vero che in tutte le regioni la diffusione dei dati è demandata esclusivamente alla Protezione Civile, ma trattasi, in quei casi, di dati completissimi, analitici, suddivisi territorialmente, Comune per Comune.

    Da noi, invece, da settimane i cittadini di zone rosse come Montebello, Melito Porto Salvo (e altre) chiedono al muro di sapere di che morte morire (immagine sgarbata ma volutamente ricercata), senza che nessuno abbia il garbo, il buon senso e la buona educazione di dire loro che diavolo stia accadendo.

    Anche il buon gusto, direi, ma ciò, fino a poco tempo fa era solo il nome di un cantante; ora manco più quello…

    Quindi, dicevamo, che la comunicazione della Protezione Civile regionale calabrese è largamente incompleta e insufficiente a coprire le esigenze di un popolo, quello calabro, da sempre abituato a soverchierie, imbrogli, porcherie di ogni genere e, dunque, assai poco portato a credere a scatola chiusa alle comunicazioni ufficiali (e dagli torto…).

    A questo si aggiunga che, grazie a Dio, ultimamente la Protezione Civile ragionale ha scalato la classifica degli errori e, con evidente sprezzo del ridicolo, ha prima inserito e poi fatto sparire (nella spiegazione dell’incongruenza del dato) 15 positivi sulla provincia di Reggio e – analogamente ma al rovescio – una ventina su Cosenza.

    Insomma un meraviglioso “palla c’è, palla non c’è” di quelli che “Maradona chi??”

    Ma c’è un secondo motivo che posiziona la scelta della Regione Calabria tra Niccolai e Ferri nella specialissima classifica degli le gli autogol più incredibili e attiene a qualcosa di impalpabile: su Reggio la gente (quella stessa che non si fida di nessuno) ha imparato a fidarsi del Gom, ricucendo in parte uno strappo antico.

    Questo è accaduto per il lavoro certosino ed esemplare, quotidiano, della struttura nosocomiale reggina, sia del comparto strettamente sanitario che di quello comunicativo e gestionale. Intendiamoci, non siamo in Svezia, ma – alla luce della situazione di partenza – solo complimenti possono essere indirizzati al Gom (solo a titolo di esempio, non esaustivo, vi informo che in silenzio sono stati quasi raddoppiati i posti letto di terapia intensiva).

    Ma, si badi bene non è una sterile gara tra Istituzioni, quella che sto proponendo, dico solo – da operatore della comunicazione modestamente attrezzato – che sul piano della scelta e delle conseguenze comunicative, si toglie alla gente (già in forte stress di ansia e del tutto carente di informazioni esaustive su tutto il territorio regionale) l’unico appiglio al quale credeva: i dati del Gom che, comunque, rappresenta l’unico riferimento per l’intera Città metropolitana di Reggio.

    Tutto ciò, naturalmente, oltre allo sgarbo istituzionale; sarebbe bastato sollecitare riservatamente un maggiore coordinamento tra uffici prima della diffusione dei dati.

    Parafrasando “Mentre su New York calavano le prime ombre della sera…” come diceva la voce narrante di Nick Carter (anche qualche sano cartone sarebbe stato utile, in gioventù…)…mentre sulla Calabria ieri calavano le prime ombre della sera e la Regione Calabria, tronfia, comunicava al mondo i suoi dati (finalmente in splendida solitudine), a Roma qualcun altro, il Ministero, cproclamava i suoi dati (comprensivi anche dell’analitico calabrese, ovviamente).

    Bene, ancora una volta tra il Ministero e la Protezione Civile calabrese continuano a “ballare” 1450 tamponi di differenza: secondo la Regione Calabria dal Pollino allo Stretto ne sono stati effettuati 12622, secondo il Ministero 14072, insomma, ancora una volta numeri ad minchiam, secondo una sublime immagine regalataci dal prof. Scoglio…

    Mi aspetto, entro oggi, una nuova ordinanza regionale che metta il bavaglio al Ministero, perché è evidente che se leviamo da mezzo ogni termine di paragone, tutto ciò che resta è cosa buona e giusta…

    Ps perdonate, se potete, la mia verve polemica, ma, come diceva il maestro, “se son d’umore nero allora scrivo, frugando dentro alle nostre miserie”… si, anche la buona musica aiuta…rectius, avrebbe aiutato, ormai è tardi…