A Riace è arrivato “il giorno dopo”. Quello in cui, in genere, si metabolizzano le cose e si inizia con conviverci all’idea. Invece i quasi trecento migranti che popolano il borgo vivono con incredulità quanto è accaduto.
Dopo l’arresto di Mimmo Lucano, in maniera del tutto svincolata dal primo episodio, è arrivata la decisione del Viminale di porre fine al finanziamento del progetto per inaffidabilità del servizio di accoglienza.
La colpa è, più o meno, quella di aver accolto più persone di quante si sarebbe dovuto fare. Un numero che rappresenta un ostacolo insormontabile anche per un sistema che, a detta di molti, funzionava come nessun altro sistema d’accoglienza, con migranti perfettamente integrati all’interno di un tessuto sociale, prima mutilato dall’emigrazione e adesso rinvigorito dai nuovi abitanti di un borgo che era disabitato.
Non vogliamo andare via da Riace. Qui c’é la nostra nuova vita”, sarebbero queste, secondo l’Ansa, le parole riportate a Mimmo Lucano da una delegazione che è andata a trovarlo dopo la notizia arrivata sabato pomeriggio.






