
Le contestazioni sono pesantissime: “…ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, di intestazione fittizia di beni, turbata libertà del procedimento
di scelta del contraente ed abuso d’ufficio, aggravati dall’art. 7 l. 203/1991 per aver esercitato – attraverso le condotte dei vertici decisionali della ‘ndrina e dei loro compiacenti prestanome – un pervasivo potere di condizionamento e controllo di tipo mafioso sul “Comparto Ambientale” o “Comparto rifiuti” di Reggio Calabria, con particolare riferimento al controllo strutturale delle imprese impegnate nello specifico settore della raccolta dei rifiuti, tra le quali la società mista “pubblico-privata” LEONIA S.p.A., partecipata al 51% delle azioni dal Comune di Reggio Calabria”.
L’operazione “49% – Athena” , coordinata dai Pm Sferlazza, Prestipino, Ombra e Lombardo, dopo quella che mise in ginocchio (e in galera) il socio privato di Multiservizi (causando anche lo scioglimento della società), chiude il cerchio sulla Leonia e certifica ciò che emergeva a più riprese da tempo, ormai: la spartizione delle cosche.
Ma andiamo per ordine: “L’odierna operazione di polizia giudiziaria” – si legge nel comunicato diffuso congiuntamente dalla Squadra Mobile della Questura e dal Gico della Guardia di Finanza – “è il risultato di due distinte indagini svolte dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria negli anni 2000-2006 e, successivamente, dal G.i.c.o. della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, mirata, soprattutto, all’aggressione del patrimonio societario, mobiliare ed immobiliare della ‘ndrina FONTANA di Archi documentando gli attuali ed ulteriori tentativi di insinuarsi nello specifico settore produttivo e redditizio del “Comparto rifiuti”. In particolare” – prosegue il comunicato – “le indagini, già dal lontano 2001, avevano documentato l’inserimento della famiglia FONTANA, nel quadro delle “spartizioni” mafiose, nel ricco e lucroso comparto ambientale, attraverso la SEMAC S.r.l., società alla quale era ed è affidata la “manutenzione dei mezzi meccanici” della società mista pubblico-privata LEONIA S.p.A”.
Questo è, in effetti un dato interessante che retrodata al 2001 le prime”relazioni pericolose” e, prosegue il comunicato “proprio il controllo del lucroso comparto della “manutenzione dei mezzi meccanici” della società mista pubblico-privata LEONIA S.p.A. ha assicurato alla ‘ndrina FONTANA un costante flusso di denaro pubblico che, per come anche avvalorato dalle dichiarazioni dei collaboratori di Giustizia e come confortato dalle attività d’indagine espletate, era diventato un “fondo cassa” a disposizione delle più potenti cosche mafiose reggine”.
Il ruolo del direttore operativo De Caria emerge chiaramente nel successivo passaggio degli inquirenti che spiegano come il business della manutenzione garantisse “una “rimessa di denaro contante” proveniente dall’acquisto sovra stimato di pezzi di ricambio e componenti meccanici dei mezzi utilizzati nel “Comparto rifiuti” che, grazie ad un ben collaudato sistema di “fatture gonfiate”, venivano sostituiti dalla SEMAC S.r.l. con assoluta facilità e senza una preventiva autorizzazione del cliente, ovvero della LEONIA S.p.A., registrando altissimi costi aziendali che, una volta sottratti all’erario statale, erano da destinare al pagamento delle tangenti in favore delle ‘ndrine di Reggio Calabria, per il tramite del “direttore operativo” DE CARIA Bruno”.
Anche dopo il passaggio delle consegne delle cosche nella ‘’titolarità’’ della Leonia (cambio della guardia tra Fontana, uscenti e De Stefano, Tegano e Condello, subentranti) il meccanismo di approvvigionamento attraverso la fatture gonfiate o riferite ad operazioni inesistenti che appesantivano i conti della Leonia (e quindi della collettività) e rimpinguavano i conti delle cosche è rimasto operativo.
Pesante anche la valutazione del Gip che testualmente commenta: “si può ritenere, senza tema di smentite, come le società miste hanno rappresentato uno dei poli di attenzione della ‘ndrangheta, finendo con il rivelarsi strumento (l’ennesimo) mediante il quale la criminalità organizzata ha infiltrato (sarebbe meglio, forse, dire l’ha fatta propria) l’economia cittadina. Con la prima aggravante che ciò è avvenuto in un settore, come quello dei servizi pubblici, destinato alla collettività e con l’ulteriore rappresentata dall’incapacità (a voler essere ottimisti) del socio di maggioranza (n.d.r. Comune di Reggio Calabria detentore dl 51% delle azioni della LEONIA S,.p.A.) di controllare, nel corso degli anni, cosa accadesse in seno alla società mista.
All’Amministrazione comunale, secondo il Gip, la scelta se definirsi incapace o collusa
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