
di Anna Foti – La provincia di Reggio Calabria supera il silenzio della Stazione Sperimentale Sperimentale delle Essenze di Reggio e accoglie la richiesta del comune Jonico di istituire
sul suo territorio un presidio di valorizzazione dell’eccellenza calabrese. Siglato questa mattina il protocollo di intesa.
Nascerà presso il centro culturale di via Fortino, già carcere, a Melito Porto Salvo, il Museo del Bergamotto. Un’iniziativa congiunta della Provincia reggina e del comune di Melito per rilanciare il prodotto di eccellenza che riunisce, per la sua trasformazione ai fini dell’estrazione circa 500 aziende tra coltivatori, prevalenti, e titolari di impianti nella provincia reggina, la maggior parte delle quali riuniti nella Unionberg presieduta da Ezio Pizzi. Dopo il lungo e reiterato silenzio del Ministero dello Sviluppo e delle Attività Produttiva circa l’istituzione di questo presidio di rilancio e valorizzazione dell’oro verde, principalmente impiegato nell’industria profumiera e adesso anche medica, presso la Stazione Sperimentale per le Industrie delle Essenza e dei Derivati dagli Agrumi (SSEA) sita a Reggio Calabria, accolta dalla giunta provinciale la proposta del comune jonico di istituzione sul suo territorio del presidio. Siglato stamane il protocollo di intesa presso l’aula consiliare dello stesso comune alla presenza del presidente della Giunta Giuseppe Morabito, degli assessore Gesualdo Costantino e Antonio Scali e del sindaco di Melito Porto Salvo Giuseppe Iaria. Attraverso il protocollo viene stanziato un finanziamento pari a 50 mila euro per l’allestimento del museo sulla cui progettazione ha anche lavorato l’associazione Prometeo e che sorgerà presso la struttura concessa dal comune di Melito in comodato d’uso.
Una nuova opportunità di sviluppo della Provincia, di rilancio della storia legata alla terra, alle battaglie ad essa connesse e che contraddistinguono anche il comune di Melito, ma soprattutto un rinnovato monito contro la dispersione di un patrimonio che costituisce, nonostante la commercializzazione all’estero (attualmente nella misura del 40 % dell’estratto totale) del prodotto solo coltivato ed estratto nel reggino, pur sempre una ricchezza inestimabile e una potenzialità ancora non pienamente espressa. Tempi bui hanno caratterizzato la storia di questo agrume che ha sfidato e vinto persino il dubbio che fosse dannoso per la salute, che oggi tra mille difficoltà è ancora coltivato e lavorato, grazie anche al sostegno della UnionBerg, pur se per arricchire i mercati esteri che bene sanno investire, come la Francia, nell’utilizzo per la preservazione delle essenze dei profumi. Altro impiego è anche quello nel settore medico e dolciario.
Un nuovo tassello per non disperdere l’unicità di quanto ci viene naturalmente offerto dal territorio calabrese ma che deve necessariamente guardare in prospettiva alla tutela dell’intera filiera che lo riguarda, oggi ancora lontana, e al recupero dei macchinari anticamente usati per la sua estrazione e la sua lavorazione ai fini dell’estrazione, traccia storica di cui vi sono esemplari abbandonati anche presso l’altrettanto abbandonata Stazione Sperimentale per le Industrie delle Essenza e dei Derivati dagli Agrumi (SSEA) di Reggio Calabria.




