
di Claudio Cordova – Le indagini sulla “nuova” cosca Serraino nascono nel 2009 e già nel giugno 2010 sembrano sul punto
di portare una serie arresti. Poi, però, il rapporto sull’ala militare del clan viene rimpolpato da quanto gli inquirenti scoprono nell’ambito dell’operazione “Crimine” che, a luglio, porta all’arresto di un centinaio di affiliati alla ‘ndrangheta sull’asse Milano-Reggio Calabria.
Dopo la morte del padre Domenico Serraino, sarebbe stato il figlio Alessandro a prendere le redini della famiglia, un tempo conosciuta per il carisma del boss Ciccio, il “re della montagna”, assassinato negli ospedali Riuniti di Reggio Calabria insieme al figlio Alessandro, il 23 aprile del 1986. E’, in particolare, il collaboratore di giustizia Vittorio Giuseppe Fregona a illuminare gli investigatori sulla potenza raggiunta dal sodalizio criminale, originario della zona San Sperato – Cardato di Reggio Calabria: “Ogni cosa che muove soldi li prendono loro” dice ai Carabinieri che lo interrogano.
Fregona secondo gli inquirenti è un collaboratore attendibile e indica Alessandro Serraino come elemento di spicco del clan, mentre il cognato Fabio Giardiniere, tratto in arresto nell’operazione “Epilogo” sarebbe il suo braccio destro: “Ormai Fabio il genero (di Domenico Serraino, deceduto alcuni mesi fa, ndr), è Serraino […] tutti si devono rivolgere a lui, a San Sperato..”.
A San Sperato tutti si devono rivolgere ai Serraino, il pentito Fregona lo ripete più volte. Al pubblico ministero Giuseppe Lombardo ribadisce anche come l’attività principale della cosca non fosse la droga, ma la gestione degli appalti, anche dell’Hospice di Reggio Calabria:
DOTT. LOMBARDO e quindi, no volendo droga, quali erano gli interessi della cosca Serraino? controllavano gli appalti della zona?
FREGONA gli appalti certo. E…
DOTT. LOMBARDO in che modo?
FREGONA l’Hospice. Ogni lavoro che facevano, intervento o la clinica del risposo
DOTT. LOMBARDO la casa di riposo?
FREGONA mangiava Fabio. Certo!
DOTT. LOMBARDO cioè tutti i lavori che bisognava fare
FREGONA tutti, tutti. Tutto. A me mio cognato mi ha spiegato
DOTT. LOMBARDO le assunzioni
FREGONA certe volte ce ne andavamo a Gambarie per passeggiare e parlavamo, parlavamo… mi raccontava che a San Sperato c’è… non c’è sol.. da… a San sperato mangia solo Serraino.. Alessandro e suo padre
DOTT. LOMBARDO cioè è una zona esclusivamente loro
FREGONA esclusivamente loro. Ogni cosa che succedeva
DOTT. LOMBARDO e in quella zona controllano tutto?
FREGONA Tutto
DOTT. LOMBARDO ma c’è qualcosa che privilegiano?
FREGONA fino a Cardeto a Mosorrofa
DOTT. LOMBARDO eh! Tu hai detto l’Hospice, la casa di riposo, la casa di cura che cos’è?
FREGONA e beh io…
DOTT. LOMBARDO quindi lavori di ristrutturazione, forniture
FREGONA ma Alessandro se ne occupa di ristrutturazione di edifici
DOTT. LOMBARDO non c’è spazio per nessuno?
FREGONA no! Assolutamente
La cosca, sempre per opera di Giardiniere, che gestiva la zona di San Sperato, distribuiva, in città e in provincia, insieme a un altro indagato, Maurizio Cortese, il caffè a marchio “Borbone”. Giardiniere non è uno scissionista: ha i suoi uomini, ma rimane sempre ben agganciato alla famiglia di riferimento. Così la cosca, pur ramificandosi, avrebbe mantenuto il proprio potere: l’ultima parola spetta sempre ad Alessandro Serraino.
Come scrive il Gip di Reggio Calabria che ha autorizzato gli arresti richiesti dalla Dda “dalle indagini è emerso che la cosca Serraino, grazie alle ramificazioni di cui gode sul territorio ed alla metodologia d’azione tipica di un’organizzazione di tipo ‘ndranghetistico, riesce ad incunearsi nei gangli vitali della comunità, imponendo la sua presenza in alcuni importanti settori economici”. In svariate conversazioni intercettate gli investigatori ascoltano gli indagati “fare la conta” dei numerosi bar che usufruiscono del caffè distribuito dalla cosca. E chi si ribella all’imposizione delle forniture passa guai: come il proprietario del bar Sirio di Reggio Calabria che subisce il danneggiamento del locale a colpi di pistola.




