Di seguito la nota diffusa da Omar Minniti
Esprimo la mia vicinanza al compagno Enrico Giarmoleo, segretario della Fiom-Cgil del comprensorio Reggio Calabria-Locri, che ieri si è visto recapitare dai “soliti ignoti” una busta contenente pallottole e minacce di morte. Enrico è un operaio e un
sindacalista combattivo, un comunista che non si è mai tirato indietro nelle battaglie che hanno coinvolto la sua azienda, le Officine Meccaniche Calabresi. Negli anni ha, tra l’altro, animato la lunga vertenza per il riconoscimento dei benefici per l’esposizione all’amianto e quella contro la ristrutturazione voluta dai vertici Ansaldo Breda.
Colpire Enrico significa colpire la parte più avanzata della classe operaia delle Omeca, quella che ha sempre difeso i diritti conquistati e si è battuta per la legalità anche in fabbrica, contrastando le pesanti infiltrazioni della ‘ndrangheta che lì hanno avuto luogo. Ma significa colpire pure il sindacato, e in particolare la Cgil, che oggi resiste contro il tentativo del governo e della Confindustria di creare divisioni tra i lavoratori, per indebolirli ulteriormente.
Alla magistratura e le forze dell’ordine il dovere di indagare sulle mani criminali che hanno prodotto l’intimidazione contro Giarmoleo, ma a tutte le forze democratiche e ai movimenti antimafia reggini l’obbligo di vigilare in difesa della sua incolumità e dell’agibilità sindacale. Non limitiamoci ai comunicati stampa e le dichiarazioni di stima: sosteniamo, invece, la lotta di Enrico e della Fiom affinché le Omeca tornino ad essere motivo di orgoglio e strumento di progresso per tutta Reggio, un baluardo di lavoro e trasparenza.
Omar Minniti,
Consigliere provinciale
Capogruppo Prc




