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Sentenza Tar contro soppressione guardie mediche: nota di Tina Tripodi

11 Aprile 2010
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Le sentenze del TAR, la    324/2010  e la 329/2010, rendono giustizia ad un  esercito di assistiti che hanno protestato senza essere ascoltati.

 

 L’anno 2009 si ricorda, tra le altre cose, per il grande   e  motivato movimento  di protesta  organizzato dai medici di continuità assistenziale  per la soppressione di numerose postazioni. Il Consiglio Provinciale,  sebbene non abbia competenze sanitarie specifiche , non è rimasto indifferente a fronte di problematiche serie che investivano la popolazione amministrata. Nella seduta consiliare del 6 agosto 2009,  il Consiglio ha votato una mozione presentata dalla scrivente con la quale si chiedeva la partecipazione attiva di almeno due Consiglieri Provinciali ad  un tavolo tecnico che la Regione stava per organizzare. L’intenzione era quella di spenderci in buona politica  intesa come servizio alla cittadinanza  in termini di  risposte ai bisogni emergenti.

Siamo convinti che  è compito della politica  rivisitare le norme penalizzanti per il territorio,  riscriverle anche in  deroga,  se ciò apparisse  necessario, per le aree disagiate e consentire a tutti il diritto alla salute ed alle cure immediate:   cosa di non poco conto.  Giustizia per  i cittadini e per i medici è stata fatta! Sono veramente soddisfatta! E’ giusto ricordare a tutta la cittadinanza  che la soppressione delle guardie mediche è avvenuta contro la volontà  di migliaia di  cittadini   che hanno firmato una petizione popolare,  contro la volontà di molti sindaci e di autorevoli esponenti religiosi ma anche contro la volontà del  Consiglio Provinciale che è la massima assemblea  provinciale.

 La norma era facilmente interpretabile e da più parti veniva costantemente chiarita. Si è voluto solo fare uno scempio.   Un’ unità medica su 3500 abitanti: come ciò poteva essere possibile? Mi sia consentita una battuta: la proporzione non sarebbe stata possibile nemmeno se i pazienti si fossero presentati al medico attraverso una fotografia da esaminare e non quali soggetti di diritti e di attenzioni!

  Chi protestava aveva le idee chiare perché  la proporzione non andava fatta tra medico e numero di abitanti ma tra postazione e numero di abitanti. E’ ovvio che per ogni postazione sono necessari più medici  per i turni . Erronea interpretazione o interpretazione necessaria alla bisogna nonostante tutto il territorio si fosse espresso contro il piano di ridimensionamento “confezionato”

all’ ASP?

Un territorio, il nostro, che oltre alle brutte prassi sanitarie   ha subìto delle vere e proprie violenze.  Un Piano che non ha tenuto conto della preoccupazione  di quei comuni che si sarebbero trovati, inevitabilmente, senza alcun medico operante nelle fasce orarie in cui non sono reperibili i medici di medicina generale.  Per sanare il bilancio della sanità si sono  colpiti  i nostri centri più spopolati,  i nostri servizi importanti e  i medici delle postazioni che  svolgono importanti compiti in orari non certamente comodi e a costo minore rispetto all’onorario di altri  loro colleghi. Non si è considerata la distanza  fisica  e quindi la  tempestività dell’intervento, e neanche a parlarne, la continuità del rapporto creatosi tra i medici della notte e delle ore difficili con i pazienti che devono costantemente riferirsi al medico durante le 24 h. Si è applicata solo la logica del macete : tagli alle spese e basta!Chi paga per tutti questi danni? Il solito Giufa?                                         

 

Tina Tripodi

Vice Presidente Consiglio Provinciale                                  

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