
foto Riccardo Ielo/YIPA – Alfio Caruso apre la rassegna curata dall’associazione culturale Urba-Strill. Nella sala Giuditta Levato del Consiglio Regionale della Calabria, viene presentato il volume ‘’Io che da morto vi parlo’’, edito da Longanesi. Il libro dello scrittore
siciliano ripercorre le vicende le professor Adolfo Parmaliana, morto suicida il 2 ottobre del 2008, dopo anni di battaglie per la riaffermazione della legalità, culminate con lo scioglimento del Consiglio Comunale di Terme Vigliatore, per infiltrazioni mafiose.
In sala anche i familiari del professor Parmaliana, tra cui la moglie Cettina, nonché l’avvocato di famiglia, Fabio Repici, che, da anni, assiste i familiari delle vittime di mafia, come Beppe Alfano e Graziella Campagna.

Alfio Caruso, nato a Catania nel 1950, è autore di sei romanzi, thriller politici e di mafia: Tutto a posto (1991), I penitenti (1993), Il gioco grande (1994), Affari riservati (1995), L’uomo senza storia (Longanesi, 2006), Willy Melodia (2008) e di due saggi di sport con Giovanni Arpino. Con Longanesi ha inoltre pubblicato: Da cosa nasce cosa (2000), Italiani dovete morire (2000), Perché non possiamo non dirci mafiosi (2002), Tutti i vivi all’assalto (2003), Arrivano i nostri (2004), In cerca di una patria (2005), Noi moriamo a Stalingrado (2006), Il lungo intrigo (2007). Presso Salani è apparso Breve storia d’Italia (2001).
La discussione viene preceduta dall’interpretazione di Francesco Cotroneo che legge, con grande partecipazione, l’ultima lettera di Adolfo Parmaliana. La discussione è assai interessante e viene ripresa, integralmente, dalle telecamere di Reggio TV, mentre la rassegna è realizzata in sinergia con l’edicola/libreria Cogliandro.

La storia di Adolfo Parmaliana è, per Alfio Caruso, l’opportunità di un lucido excursus sulla situazione di Messina e di Barcellona Pozzo di Gotto, entrambe realtà fortemente condizionate dall’attività della “Corda fratres”, ma anche l’occasione per tracciare un quadro, assai preoccupante, dell’attuale situazione italiana.
E il giudizio di Alfio Caruso, su Adolfo Parmaliana, è sintetico, ma assai indicativo e antitetico rispetto al mondo circostante: “Era un italiano perbene”.





