
di Ilario Bali-Anche senza i “ pistunari”, i portatori di archibugio che caricavano la loro arma lasciando partire forti colpi in punti prestabiliti per salutare l’entrata del santo nel paese, anche senza l’albero della cuccagna, anche senza la corsa dei ciuchi e la gara delle pignatte, la festività di Sant’Ilarione Abate
riesce sempre a rivestire un fascino particolare come spesso capita per chi ricopre l’importante “ruolo” di essere patrono di una comunità. Proprio quell’eremita nativo di Tabatha, villaggio situato a circa cinque miglia a sud di Gaza, in Palestina, operò molti prodigi, fece guarire gli ammalati, liberò gli invasati dal demonio e soprattutto salvò Caulonia da una siccità che stava mettendo in ginocchio non solo l’agricoltura. E’ proprio in virtù del miracolo della pioggia, che avvenne nella vecchia Castelvetere il 14 maggio del 1855, da allora la festa patronale viene celebrata anche nel quinto mese di ogni anno solare. Tuttavia l’appuntamento più atteso da tutti fedeli è per questo weekend. Il programma religioso prevede il pellegrinaggio al seguito della reliquia verso il vecchio convento dei cappuccini, ubicato su una rupe in località San Nicola, frazione di Caulonia, lungo uno degli scenari naturalistici più suggestivi che offre il territorio della provincia reggina. Si continua poi domenica con il ritorno tra due ali di folla della statua raffigurante Ilarione dal tempietto posto poco fuori paese verso il centro storico. Anche un parte del programma civile è rimasta intonsa. Oggi come allora vengono allestiti due palchi, uno in piazza Seggio, l’altro in piazza Mese. Su quei palchi un tempo sono saliti tali Claudio Villa, Aurelio Fierro e Nino Taranto. Come se oggi calcassero la scena Vasco Rossi, Claudio Baglioni e Raoul Bova. Invece il pubblico si dovrà accontentare del solito gruppo folkloristico e di una cover band di Rino Gaetano. Anche questo è un segno dei tempi che cambiano.




