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    Reggio: Neri (Pdci) su riforma Gelmini

    È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art.3 c.2 Cost).

     

    Chissà cosa dirà il maestro unico, previsto nella riforma Gelmini, quando nel nuovo corso di “Cittadinanza e Costituzione” dovrà spiegare il significato di questo comma della Costituzione.

    Forse ci sarà qualche imbarazzo ad accostarlo ai risultati del Rapporto 2008 sulla povertà in Italia  stilato da Caritas Italiana e Fondazione Zancan dal titolo “Ripartire dai Poveri”, e presentato qualche giorno fa a Roma. In questo Rapporto il sud ne esce male; e ancora dovranno arrivare gli effetti della crisi finanziaria che sta travolgendo il sistema capitalistico, che si è dimostrato un gigante dai piedi di argilla. Dai dati 2006 (ultimi disponibili), un terzo delle famiglie italiane vive in condizioni di povertà e, di queste, quasi la metà risiede nelle regioni meridionali. Sono certo che Calderoli, come da tradizione politica e culturale della Lega, ne terrà conto nella sua proposta di federalismo fiscale. D’altra parte anche a livello locale qualcuno sta immaginando, e qualcun altro sta già benedicendo, l’organizzazione strutturata di eventi di beneficenza, in cui i buoni di turno raccolgono il superfluo per donarlo ai poveri. Rinnovato esempio di sinergia tra pubblico e privato in una nuova azione di accattonaggio istituzionale non perseguibile per legge, finalizzato a mettere a tacere le coscienze (almeno di chi ancora ne possiede una) ed a strumentalizzare i bisogni di quanti chiedono il riconoscimento di diritti e ricevono elemosine.

    Ma anche per questo aspetto che una volta veniva definito culturale, l’idea cioè di quali fossero i doveri dello Stato nei confronti dei cittadini, i cortigiani si stanno organizzando: la splendente (Maria)Stella ha, infatti, con un tocco di magia riportato la scuola italiana a 50 anni fa. Serve una scuola (dal sito di Forza Italia) in cui si eserciti l’autorità, in cui qualcuno spieghi cosa sia il bene e cosa il male, che educhi attraverso la comunicazione dei capisaldi della vita comune: il rispetto reciproco, la cura di chi è diverso, magari affacciandosi ogni tanto nelle classi ponte. Queste ultime oggi previste per gli immigrati, domani per chi?

    E poi non sia mai, nella scuola progressista come l’avevamo conosciuta, era alto il rischio che qualcuno riuscisse, studiando, a pensare con la propria testa, interessarsi a rapporti come quello sulla povertà e ad autodeterminarsi nel tentativo di cambiare il modello di società. Qualcuno avrebbe potuto convincersi che nelle azioni di lotta alla povertà (dalla presentazione del rapporto) «…la questione povertà non è un incidente “da poco sviluppo”. È invece fortemente radicata nelle economie occidentali».

    Bisogna limitare il rischio che qualcuno si domandi come mai non si trovano soldi per tenere in piedi un sistema di servizi finalizzati al riconoscimento di diritti sociali e di cittadinanza e, invece, si trovano per regalarli alle banche che, al contempo, diventano padrone delle case di centinaia di migliaia di persone che non riescono più a pagare i mutui. In un libro, Danilo Dolci scriveva di  Ciccio, il quale affermava che per cambiare le cose a Partinico era necessaria…prima di tutto la riforma scolastica per obbligare i ragazzi sia ricchi sia poveri, almeno almeno fino alla sesta, anche all’avviamento; così un domani un giovane può avere la cultura, sa almeno leggere qualche libro e regolarsi sull’andamento di tante cose… E anche sull’educazione dei bambini, devono crescere educati, intelligenti…Certo che così i problemi si farebbero più difficili per il governo, perché quando il popolo è un po’ più elevato di intelligenza, i governi soffrono, specialmente qui in Italia perché i mangiatari cominciano a essere denunciati. Forse l’ha letto anche la ministra.

     

    Pasquale Neri

    Consigliere PdCI VI Circoscrizione