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Reggio: il Cerere conta e si conta

21 Ottobre 2008
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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di Grazia Candido –
 A conclusione del triennio 2005-2008, il Cerere tira le somme sull’attività svolta sino ad oggi e dalla sede del Rettorato lancia l’appello alle istituzioni “a garantire una stabilità economica per lo sviluppo del consorzio”. Progetti e servizi agli enti locali per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio, il corretto utilizzo dei fondi europei, modelli di gestione del patrimonio architettonico e storico

culturale, il trasferimento di saperi dalla ricerca alla prassi del recupero, sono solo alcune delle tante attività svolte in questi anni dal Centro regionale per il recupero dei centri storici calabresi (Cerere). Queste e molte altre attività sono state illustrate questa mattina nell’aula magna della “base operativa” dell’ateneo reggino dove insieme al rettore Massimo Giovannini, alcuni membri del Cda (la professoressa Marisa Cagliostro, il sovrintendente dei beni architettonici e paesaggistici della Calabria l’ingegnere Francesco Paolo Ciecati, la vice preside dell’Università di Architettura Maria Teresa Lucarelli e il dottor Stefano Occhiuto), hanno confidato alla stampa “la speranza che questo consorzio non chiuda i battenti ma continui il minuzioso lavoro di ricerca e sviluppo intrapreso sino ad oggi”.

“Con la collaborazione dei nostri giovani laureati, ricercatori e docenti ma soprattutto, con il supporto di risorse umane e strumentali dell’Ateneo reggino è stata fatta una ricerca di eccellenza sperimentando procedure d’intervento sul patrimonio storico insediativo – ha esordito la professoressa Cagliostro – ma è stato anche possibile fornire a costi irrisori o gratuitamente a Sopraintendenze e Comuni, idee e progetti che hanno avuto positivo riscontro con l’utilizzo dei fondi europei 2000-2006”.

Tra questi la docente menziona piani di lavoro già realizzati o in dirittura di arrivo come il progetto Ismia, il Parco della sinagoga ebraica di San Pasquale a Bova Marina e Interreg per la valorizzazione dei castelli del Mediterraneo occidentale e per il castello di Scilla.

“Abbiamo fatto tutto questo e speriamo di proseguire il nostro lavoro – aggiunge ancora il presidente del Cerere – senza risparmio di energie per rispondere alla fiducia di chi si era assunto l’onere della conduzione della società, il rettore Bianchi, e ci aveva coinvolto sin dal 2002 nel Cda con la sfida di risollevare le sorti di una struttura potenzialmente utile al territorio ma in crisi. Così insieme ai componenti del nuovo Comitato di amministrazione, ci siamo assunti la responsabilità del consorzio dal 2005 con l’obiettivo di diventare coprotagonisti del progresso di questa sfortunata regione”.

E se ci sono tutte le buone intenzioni per mandare avanti un consorzio che “può e deve dare ancora tanto alla crescita del territorio”, ne è convinta la professoressa Lucarelli, i soci del Cda non celano “nello sviluppo del Cerere, l’assenza dell’amministrazione regionale (socio di minoranza) che tra le altre cose, è stata un vero impedimento al puntuale funzionamento delle attività istituzionali”.

“Il settore culturale e la ricerca scientifica sono il motore trainante dello sviluppo socio-economico della Calabria – ha aggiunto il soprintendente Ciecati – e  il Cerere funge da raccordo tra il mondo del sapere e quello della gestione”.

Pienamente concorde il Rettore Giovannini che si sofferma sul ruolo dell’università, “parte integrante del settore culturale e produttivo”.

“Gli Atenei sono un laboratorio permanente d’idee e progetti di docenti e giovani studenti che vogliono mandare avanti ed incrementare la ricerca scientifica nazionale ed internazionale. Certo – conclude Giovannini – i tagli incomprensibili dell’attuale Governo, hanno penalizzato lo sviluppo di molte regioni italiane ma per fortuna c’è chi, nonostante le difficoltà, non abbassa la guardia e va avanti contro tutti e tutto. E il Cerere ne è una dimostrazione”.

 

 

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