
I fatti-reato che, secondo gli inquirenti, integrano per gli ex Amministratori comunali di Gioia Tauro e Rosarno, Dal Torrione, Schiavone e Martelli il reato di concorso esterno in associazione mafiosa sono da ricondurre alla prestazione di lavoro di Gioacchino Piromalli presso le Amministrazioni comunali.
“Piromalli” – si legge in una nota stampa diffusa dalla Questura – “era stato condannato a seguito del procedimento penale denominato “porto” per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e al risarcimento del danno di una somma pari a 10 milioni di euro ciascuno, in favore delle costituite parti civili, tra cui Provincia di Reggio Calabria, Comune di Gioia Tauro e Comune di Rosarno. Nell’occasione Piromalli Gioacchino classe 1969 aveva asserito di non essere in grado di far fronte alla predetta obbligazione, inoltrando formale istanza nei confronti dei citati Enti in cui esprimeva la volontà di ristorare il danno causato con prestazioni d’opera professionali.
Tale proposta venne tempestivamente accettata dai vertici delle Amministrazioni comunali i quali, in palese violazione dei precetti normativi in vigore, si erano espressi in maniera favorevole ad accogliere la richiesta. Il prosieguo dell’attività d’indagine ha documentato come l’influenza della famiglia di ‘ndrangheta all’interno del Comune di Gioia Tauro fosse così pregnante da permettere ai due dei suoi più temibili esponenti, Piromalli Gioacchino e suo nipote Gioacchino, alias “l’avvocato”, di condizionare con metodi mafiosi l’attività di deliberazione dell’organo politico.”
Il tutto, secondo gli inquirenti, oltre al reato, ha configurato una vera e propria beffa




