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Ciarletta: “Donne in magistratura: nell’ultimo anno, solo 21 arrivano ai vertici”

27 Ottobre 2008
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
0

Riceviamo e pubblichiamo dalla Consigliera Regionale di Parità avv. Stella Ciarletta – Referente per la Calabria  Commissione Pari Opportunità del Consiglio Nazionale Forense

Venerdì scorso si è tenuta a Roma, presso la sede del CSM, la prima Rete dei Comitati Pari Opportunità per le professioni legali sul tema “Il Diritto alle Pari Opportunità a 60 anni dall’entrata in vigore della Carta Costituzionale”.

Ne sono emersi dati interessanti, che confermano la costante difficoltà anche per le donne magistrato di sfondare il famoso tetto di cristallo che continua a incombere sulla carriera professionale delle lavoratrici italiane.

Basti pensare che, lo scorso anno, su un totale di 146 delibere del Csm per ricoprire funzioni direttive, le donne collocate ai vertici dei vari uffici giudiziari italiani sono state solo 21, a fronte dei 125 uomini nominati. Un cammino tutto in salita, quello verso la parità anche nelle professioni giuridiche, come si è evinto durante i lavori della Rete, che si è riunita, con il patrocinio del Csm, per approvare il proprio statuto e varare la programmazione dei lavori per il prossimo anno.

Dai dati diffusi nel corso del convegno, quello positivo riguarda, invece, la componente femminile in magistratura:  è in crescita, al punto da sfiorare il 50% del totale,anche se, leggendo la distribuzione verticale della presenza, il dato diventa negativo con una scarsità di donne ai vertici,  appena  619 toghe “rosa” su 4.410, cioè il 16% del totale.

Emerge un fenomeno che potremmo definire di “carriera a imbuto” delle donne magistrato, le quali malgrado siano ormai fortemente motivate e consapevoli delle loro chances, dato confermatp dal numero delle richieste di assegnazione a posti dirigenziali, tuttavia trova un riscontro parziale dalle istituzioni.

Le donne che hanno superato l’ultimo concorso in magistratura rappresentano il 43% del totale, ma quando arriva il momento di fare il salto di carriera, il meccanismo si inceppa.

Le cause sono diverse, la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro, e, di conseguenza, di assumere maggiori responsabilità professionali, la rigidità da parte delle istituzioni a riconoscere le competenze femminili laddove, non appena si supera il concorso, che è strettamente vincolato a valutazione secondo criteri oggettivi, e interviene anche una certa discrezionalità nella scelte della Pubblica Amministrazione, immediatamente scatta una penalizzazione delle candidate, le quali  vedono scemare le proprie opportunità di progressione di carriera.

Una delle conseguenze principali di questo meccanismo è che le donne continueranno a guadagnare meno dei colleghi maschi, e questo divario aumenterà con il passare degli anni; alcune rimanderanno la scelta della maternità o, comunque, di avere il secondo figlio; e se questa “strettoia” alle carriere femminili rimarrà tale si arriverà al risultato surreale di una magistratura che, dal punta di vista numerico e quantitativo sarà sempre più femminilizzata e, contemporaneamente, avrà una classe dirigente e un vertice decisionale prevalentemente maschile.

La situazione è insostenibile, le istituzioni devono intervenire per spezzare questo circolo vizioso, e questo sarà possibile  sia attraverso una maggiore diffusione della cultura della parità e della differenza di genere nei percorsi formativi obbligatori di magistrati e dirigenti, sia con un impegno diretto da parte dello stesso CSM perché vengano introdotte politiche conciliative di work life balance in favore delle donne magistrato, utilizzando strumenti flessibili di sostegno alle responsabilità di cura familiare come, ad esempio, i voucher per la conciliazione che la Regione Calabria ha introdotto per le donne calabresi. Ad oggi, quasi 5.000 lavoratrici e non hanno fatto richiesta del voucher per poter sostenere le spese di asili nido, baby sitter, badanti, ludoteca e quant’altro. Le esigenze esistono, bisogna saperle leggere e intervenire.

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