
Un antico reperto è stato donato questo pomeriggio alla città di Reggio Calabria. Nel Salone dei Lampadari di palazzo San Giorgio, infatti, il sindaco Giuseppe Scopelliti, ha ricevuto dal signor Stefano Zoccali un’arenaria ricca di ematite risalente, secondo le stime degli esperti, a 1,5 miliardi di anni fa.
Questa remota testimonianza è stata trovata in Brasile, come ha ricordato il suo scopritore, nel 1967. Oggi Stefano Zoccali, sebbene residente al Nord da tantissimi anni, ha deciso di rendere omaggio ai suoi luoghi d’origine facendo, appunto, dono di questo ritrovamento all’Amministrazione “Ho voluto compiere questo gesto dopo quaranta anni dal mio viaggio in Brasile – ha precisato – per il forte legame che ancora sento nei confronti dei posti in cui sono nato, e, proprio basandomi su tale sentimento, considero la roccia ancora di mia proprietà perché so che essa sarà conservata nella mia terra”. Al momento della consegna era presente anche Cinzia Marra, paleontologa dell’Università di Messina – Dipartimento Scienze dell’Antichità, la quale ha tracciato un dettagliato excursus sull’arenaria. “Non è una forma biologica – ha spiegato Marra – né un reperto scolpito dall’uomo, bensì si tratta di minerali ferrosi uniti a fanghiglia tipici di un antico fondale marino che si sono col tempo stratificati: la parte inferiore, infatti, è più compatta, mentre la sezione superiore, esposta ai vari agenti atmosferici si è erosa. Le zone interne del Brasile erano caratterizzate da fondali con sabbie molto fini, quasi un fango, dove i reperti rimanevano sepolti quasi sigillati dalle azioni esterne. Infatti, questo continente è molto ricco di reperti simili oltre a diverse tipologie di minerali”. Il sindaco Scopelliti ha, poi, ringraziato Stefano Zoccali per avere voluto donare alla città l’antichissima pietra mettendo in evidenza come, “tramite tale omaggio, sia stato dato un rilevante significato al legame con i propri luoghi d’origine, rendendo ancor più importante il sentimento di attaccamento ed affetto nei confronti della propria terra”. (Roto San Giorgio)




