Gianfranco Antonioli, 50 anni, è considerato l’armiere della cosca Pelle-Vottari-Romeo di San Luca. Il suo ruolo di primo piano nel panorama della ‘ndrangheta calabrese è stato dipinto da Renato Cortese, capo della Squadra mobile reggina, che, complimentandosi con i suoi uomini per la brillante operazione, ritiene di aver inferto un duro colpo alle cosche di San Luca, che dopo la strage di Duisburg di un anno fa sembrano essere giunte al capolinea. “Alla cattura di Antonioli si è arrivati con un lavoro di intelligence che ha consentito dopo un anno di mettere fine alla latitanza di un elemento di spicco del clan Pelle-Vottari-Romeo, ma soprattutto di mettere un punto fermo nel traffico di armi proveniente dai Paesi dell’Est”. “Infatti – precisa lo stesso capo della Squadra mobile – Antonioli era l’uomo a cui si rivolse Marco Marmo, ucciso nella strage di Duisburg, per acquistare un Kalashnikov che sarebbe servito per uccidere in un attentato Gianluca Nirta, capo indiscusso della famiglia Nirta-Strangio”. L’attentato contro Gianluca Nirta era già fallito una prima volta a Natale 2006 quando fu uccisa per errore Maria Strangio, moglie di Gianluca, e rimasero ferite altre tre persone tra cui lo stesso capo-cosca. Per gli inquirenti questo omicidio di Natale 2006 fu la scintilla che fece inasprire la disputa che culminò con la strage di Duisburg. Quindi un altro elemento di primo piano è finito nella gabbia delle forze di polizia che nell’ultima settimana hanno assestato – con l’arresto prima di Paolo Nirta e oggi con quello di Gianfranco Antonioli – l’ennesimo colpo contro le cosche di San Luca. (Apcom)




