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    Operazione "Cento anni di storia": gli ordini arrivavano dal carcere

    Giuseppe e Antonio Piromalli da un lato, Girolamo Mole’ con i fratelli Domenico e Rocco (ucciso a febbraio) sono i capi delle due cosche criminali colpite dal provvedimento di fermo emesso dalla Dda reggina. I boss, gia’ condannati per associazione mafiosa e in regime di 41 bis, riuscivano a comunicare all’esterno anche sottoposti al carcere duro, grazie all’aiuto dei familiari che portavano agli affiliati gli ordini impartiti, sempre con linguaggio criptico, dai capi nel corso delle visite. Da dietro le sbarre del carcere continuavano dunque a gestire gli affari, centrati principalmente nella gestione del porto di Gioia Tauro. E’ questo lo scenario principale attorno al quale si e’ sviluppata l’indagine che ha portato ai ventuno fermi emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nei confronti degli esponenti delle famiglie Piromalli-Mole’-Alvaro. Il sodalizio criminale che li ha visti alleati in una storia centenaria si e’ incrinato nel 2006, quando i Piromalli e gli Alvaro restano vicini mentre si rompono i rapporti con i Mole’. Da quella data le due consorterie si sono fatte ”concorrenza” sul territorio negli affari illeciti, utilizzando il metodo mafioso (contestato nel decreto di fermo emesso dai magistrati) per affermarsi sia nelle istituzioni pubbliche che nelle attivita’ economiche. L’amministrazione comunale di Gioia Tauro e’ stata sciolta per infiltrazioni mafiose pochi mesi fa. (Ink/Ct/Adnkronos)