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    Melito: prosegue l'attività delle Fiamme Gialle contro il lavoro sommerso

    Le Fiamme Gialle della Tenenza di Melito di Porto Salvo – nell’ambito degli interventi a massa periodicamente disposti dal Comandante Provinciale di Reggio Calabria – Col. Francesco Gazzani  hanno concluso una specifica attività di controllo nel settore del contrasto al lavoro sommerso. L’attività ispettiva è nata dalla considerazione che il mercato del lavoro è sempre più interessato dalla presenza di attività di call center caratterizzate dall’impiego di personale giovane – per lo più in attesa di occupazione –  con qualifica di operatore telefonico. La presenza di operatori economici che svolgono attività di call center consente ai giovani disoccupati di trovare una temporanea occupazione e un minimo profitto. Tale prospettiva di impiego trova terreno fertile soprattutto in zone economicamente “depresse” dove, purtroppo, i giovani disoccupati abbondano.  In particolare, il settore dei call center è caratterizzato dall’utilizzo di contratti di collaborazione autonoma e si presta ben volentieri al loro utilizzo che, con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 276/2003, hanno assunto la veste dei contratti a progetto.  Detti contratti disciplinano principalmente alcuni aspetti tipici, quali l’individuazione e la specificazione del progetto di lavoro, l’autonomia del collaboratore nella gestione dei tempi di lavoro nonché le modalità di coordinamento tra committente e lavoratore. Pertanto le parti definiscono gli elementi qualificanti al momento della stipula del contratto e il committente – a differenza del datore di lavoro – non può successivamente variarli in modo unilaterale. In definitiva l’operatore telefonico assume l’obbligo di eseguire un determinato progetto entro un termine prestabilito e con possibilità di autodeterminare il ritmo di lavoro.  Gli Ispettori delle Fiamme Gialle, sempre attenti al preminente ruolo di polizia economico-finanziaria del Corpo, hanno studiato attentamente il fenomeno dei call center giungendo alla conclusione come il D.Lgs. n. 276/2003 – a volte – fosse interpretato in un modo piuttosto comodo.  Infatti, la Guardia di Finanza, all’esito dei controlli esperiti in materia di disciplina del lavoro, ha rilevato la  presenza sul territorio di società di call center che per la propria attività impiegavano personale mediante la stipula di contratti a progetto venendo meno, però, a quelle che erano le prerogative dell’autonomia del lavoratore e facendo condurre il programma di progetto con i medesimi crismi del lavoro subordinato, con l’evidente vantaggio per il datore di lavoro di ridurre contributi previdenziali ed arrecare nocumento ai “collaboratori” ritrovatisi ad essere impiegati – di fatto – come lavoratori dipendenti e non godere del versamento dei contributi e di quant’altro previsto per i contratti di lavoro subordinato.  Le attività ispettive – condotte nei confronti di una società di call center operante nella circoscrizione di servizio della Tenenza – si sono incentrate soprattutto sull’analisi della tipologia di contratto proposto ai diversi dipendenti i quali per brevi periodi – in genere trimestrali – prestavano ovvero avevano prestato la loro opera. L’attività condotta dalla Guardia di Finanza di Melito Porto Salvo ha consentito di rilevare come fossero stati sottoscritti – nell’arco temporale di un anno – presso il locale call center numerosi contratti a progetto irregolari in violazione al disposto D.Lgs. n. 276/2003, con la conseguente individuazione di 52 lavoratori irregolari e 20 “in nero” in quanto assoggetti a periodo di prova prima della decorrenza della “collaborazione contrattuale”.  A dare man forte e valenza giuridica all’operato delle Fiamme Gialle, è giunta – tra l’altro – di recente, la sentenza 9812 – Sezione Lavoro – della Suprema Corte di Cassazione, che ha considerato tipologie tipiche della subordinazione le prestazioni di lavoro in cui le direttive e l’orario di lavoro siano disposti dall’azienda unitamente all’uso delle attrezzature di proprietà della stessa.