LUCIDA E SPIETATA ANALISI DEL DECANO DEI DOCENTI

di Enrico Costa*
Non è facile, senza rischiare pericolose scissioni personali, vivere, lavorare ed investire sui giovani della Mediterranea, e contemporaneamente darsi una ragione sulla presunta necessità di comprimere la spesa sui dottorati di ricerca, se vengono liquidate frettolosamente esperienze che da venticinque anni danno lustro all’università ed alla città
senza chiedere alla Regione ed agli Enti Locali, così generose verso altre iniziative culturali, un sostegno che non ci avrebbero certamente negato, proprio mentre da parte governativa il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con il DM 18 giugno 2008 aumentando in modo significativo l’importo annuale lordo delle borse di dottorato di ricerca (da € 10.561,55, a € 13.638,47), in controtendenza, dimostra concretamente di credere nel Dottorato.
Di fronte alla “necessità”, ed alla “urgenza”, senza neanche capirne il perché, di disfarsi in fretta e senza discussione, dei “gioielli di famiglia” (tali sono i dottorati che ci danno lustro nazionale ed internazionale), finalmente si è verificato un piccolo, ma poi non tanto piccolo, “miracolo” sulla scena accademica. Un miracolo che ha quasi dell’incredibile, se fino a neanche 24 ore fa nessuno sarebbe stato in grado di immaginare, salvo essere considerato un inguaribile ottimista, se non un visionario: la ritrovata dignità di Architettura, e l’orgoglio dell’unità.
della Scuola di dottorato della Mediterranea: “I coordinatori dei dottorati di ricerca di architettura, SFIDUCIANDO il procedimento utilizzato per l’assegnazione delle borse, i cui parametri non tengono conto della specificità di Architettura, non partecipano alla votazione e investono i vertici dell’Ateneo della responsabilità di affrontare la questione nella sua interezza”. Ne è seguito l’abbandono dei lavori assieme alla rappresentante degli allievi dei dottorati di architettura, ed il voto negativo del rappresentante di uno dei dottorati di ingegneria, costretto a chiudere i battenti malgrado l’indiscusso prestigio di cui gode.
Sono orgoglioso di avere vissuto una giornata che non esito a definire storica: il 26 giugno 2008. Una data che ricorderemo.
È addirittura superflua una nota a margine: se si considera che dal novembre 2007 la neonata Scuola di Dottorato, ad oggi priva di sede, apparato, telefono e persino e-mail, oltre che lacerarsi sugli organigrammi, invece di assistere i dottorati attuando i propri scopi istituzionali non si è potuta occupare d’altro che dell’ingrato compito di chiudere i nostri dottorati, giungere oggi a “sfiduciare” questo procedimento, altro non vuol dire che sfiduciare “questa” Scuola.
Per quanto riguarda l’uscita dalla crisi, non vedo che una strada: rispettare le specificità di Architettura, restituendogli gli spazi che le si vorrebbero togliere, partendo dal prestigio che in decenni di lavoro ci siamo conquistati, e che nessuna decisione a tavolino potrà mai toglierci, restituendo così la speranza a tanti validi e motivati giovani aspiranti ricercatori calabresi.
*Ordinario e decano dei professori di Urbanistica, da poco rieletto con ampio consenso Presidente del Corso di laurea in Pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale, che aveva rifondato e diretto per dodici anni fino al 1999, e recentemente nominato Presidente del Cipur, l’Associazione sindacale dei professori universitari della Mediterranea




