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    Taormina: sospetto caso di malasanità

    essere salvata se si fosse eseguita una gastroscopia, ma mancava il medico perche’ sabato e domenica non e’ prevista la sua presenza in ospedale, neppure reperibile.”. E’ ”distrutto dal dolore” Pietro Giacalone, medico di famiglia a Trento, per la morte di sua sorella, Rosanna, di 53 anni, deceduta il 14 luglio scorso al San Vincenzo di Taormina. La diagnosi del decesso e’ arrivata ieri, dopo l’autopsia: emorragia da ulcera di un’arteria. ”Una diagnosi facile da fare – osserva il medico – se soltanto fosse stata fatta subito una gastroscopia. Ma in mancanza del medico le hanno fatto tre giorni di trasfusioni, una cura che costa piu’ dell’esame clinico”. ”Quando mia sorella, operata per un tumore al Timo il 29 giugno scorso – ricorda Giacalone – mi ha detto che tornava a Taormina per la presenza di sangue nelle feci ero tranquillo: quell’ospedale e’ un centro di eccellenza. Noi lotteremo per avere giustizia, non vogliamo soldi: ma chi ha sbagliato deve pagare affinche’ tutto questo non si ripeta”. Per l’avvocato Pietro Motta, legale della famiglia Giacalone, ”c’e’ stata una certa disorganizzazione nella struttura perche’ non puo’ essere che una gastroscopia non si possa fare d’urgenza”. Per la morte della donna la Procura di Messina ha indagato, per omicidio colposo, dodici persone, tra medici e anestesisti del reparto di Chirurgia oncologica dell’ospedale San Vincenzo. (ANSA)