• Azienda Calabria Lavoro, i sindacati contro la Regione: “Promesse disattese”

    «Ancora una volta la Regione Calabria non è conseguente alle promesse più volte reiterate alle lavoratrici ed ai lavoratori che vantano una storia ultra decennale di precariato; dipendenti da Azienda Calabria Lavoro, ma impiegati nei Dipartimenti regionali per anni e, in ultimo, figure essenziali per il Piano di potenziamento dei Centri per l’impiego. Rapporti di lavoro deboli, sempre soggetti a scadenza annuale e quindi sotto scacco, in attesa di un futuro stabile regolarmente promesso ma rinviato di anno in anno, invece, da proroghe, fino a che la legge ne ha garantito la possibilità.

     

    L’ultima proroga segnata dalla sottoscrizione di una deroga assistita accettata dalle lavoratrici e dai lavoratori solo in forza dell’impegno messo a verbale dalla Regione Calabria, controparte (novembre 2021), di impegnarsi anche con la emanazione di una normativa ad hoc da parte del Governo nazionale per consentire il raggiungimento del tanto agognato contratto a tempo indeterminato. Obiettivo in realtà conseguito con l’approvazione di un emendamento nella legge milleproroghe, art. 27 bis, legge 25.02.2022 n. 15, che ha previsto tra l’altro in tema di assunzioni anche la possibilità di ridurre il precariato storico di Azienda Calabria Lavoro, procedendo ad una selezione che consentisse la stabilizzazione definitiva di queste unità anche in sovrannumero e sostenuta da un finanziamento dedicato di 5 milioni per l’anno 2022 e, a regime dal 2023, di 10 milioni storicizzati». A sostenerlo in una nota congiunta sono i segretari Fp Cgil, Cisl Fp Calabria, Uil Flp Alessandra Baldari, Luciana Giordano e Stefano Princi.

     

    «Insomma – affermano i tre –, i “migliori”, selezionati oltre 10 anni fa dalla Regione Calabria, attraverso una legge promossa proprio dell’attuale presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, per evitare la loro fuga, formati con stage ad hoc negli Enti calabresi o, altri, con borse di studio presso le migliori Università italiane, tutto a spese della Regione, che hanno supportato l’Amministrazione regionale, più volte considerati essenziali, come si evidenzia dalle rinnovate proroghe annuali, hanno sperato che fosse arrivato il momento di poter sottoscrivere un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Si precisa che l’ultima proroga contrattuale scade il prossimo 10 dicembre e che non sarà né immediata, né semplice una ennesima proroga che si ventila essere di sei mesi, nonostante le affermazioni dell’Amministrazione circa l’essenzialità del loro ruolo».

    «Purtroppo – prosegue la nota dei sindacati – anche questa volta, “i migliori” sono stati traditi, nonostante gli impegni presi a mezzo stampa direttamente anche dal presidente Occhiuto e formalmente dall’assessore al Personale Pietropaolo e dall’assessore al Lavoro Princi, con verbali sottoscritti nel 2021  con tutte le sigle sindacali, assumendo l’impegno per la stabilizzazione e, in ultimo, il 25 ottobre scorso, con verbale sottoscritto da alcune sigle sindacali, avente ad oggetto le necessarie garanzie relative alla selezione da attivare per dare attuazione all’emendamento approvato e finanziato dal Governo. In realtà la  selezione  bandita per assunzioni presso la Regione Calabria, pubblicata il 29 novembre, presenta precise criticità che non garantiranno affatto il percorso di questo ampio e storico bacino di precari verso la stabilizzazione, essa è carente e addirittura omette, ad esempio, nell’elenco delle lauree necessarie per accedere alla stessa, alcune di quelle possedute da questi lavoratori, disattende a tutte le richieste fatte dalle OO.SS. riportate nel verbale a salvaguardia del percorso, prevede solo una manciata di punti aggiuntivi nella valutazione ex post, che non sono sufficienti a controbilanciare tutte le altre criticità segnalate formalmente e informalmente e più volte evidenziate dalle rappresentanze sindacali, non per creare percorsi privilegiati rispetto ad altri aspiranti esterni, ma banalmente in ragione dei 14 anni di precariato maturati, più che sufficienti ad acclarare qualità e professionalità.

     

    In buona sostanza, oggi, a 9 giorni dalla scadenza del termine ultimo e definitivo apposto ai contratti di lavoro di questo personale precario, le scriventi organizzazioni sindacali non possono che prendere atto dell’inaffidabilità degli interlocutori politici che sono riusciti a far schiantare contro un muro di ostinata opposizione alle ferme e legittime richieste del Sindacato di applicare direttamente l’emendamento sopra richiamato, l’irripetibile opportunità di stabilizzare nei ruoli della giunta regionale questi dipendenti e di utilizzare le risorse finanziarie appositamente stanziate dal governo nazionale. A questo punto le scriventi ritengono indispensabile che l’amministrazione rispetti il contenuto del verbale del 25 ottobre scorso almeno nella parte in cui riconosce ai lavoratori la possibilità di essere stabilizzati direttamente in Acl nel caso in cui non dovessero superare le procedure selettive per il passaggio nei ruoli della Giunta regionale.

     

    Alla luce del fatto che gli ultimi tre anni di contratto di lavoro, in particolare, conferiscono a norma di legge a questi lavoratori la possibilità di essere stabilizzati, decreto 81/2015, presso Azienda Calabria Lavoro, Ente Pubblico Economico della Regione Calabria, ritengono che l’organo politico se, coerentemente alle dichiarazioni più volte rese e in ragione del percorso professionale di questi lavoratori, intende non smentire sé stesso, non deve far altro che conferire un finanziamento aggiuntivo ad Azienda Calabria Lavoro che avrà così la consistenza finanziaria per la trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, assicurando per questa via stabilità e continuità occupazionale, diritto acquisito per legge, a coloro che non vorranno, non potranno partecipare alla selezione, dati gli impedimenti e le incertezze descritte. Con questo obiettivo le scriventi organizzazioni sono già mobilitate e non rinunceranno ad ogni mezzo legittimo, anche legale, nella vertenza per instaurare rapporti di lavoro stabili per quelli che hanno contribuito per più di un decennio a supportare la Regione Calabria, rinunciando anche ad altre opportunità professionali e con il sogno di restare nella propria terra».