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    Confapi Calabria a sostegno delle donne Una panchina rossa intitolata a Tiziana Falbo

    In occasione della Giornata Internazionale della violenza contro le donne, il presidente di Confapi Calabria, Francesco Napoli e una delegazione dell’associazione, rappresentata dal segretario generale, Rossana Battaglia, dalla responsabile del terzo settore di Confapi, Francesca Benincasa, dal presidente nazionale della Filiera Trasporti Confapi, Vittorio Chiappetta, hanno reso omaggio alle donne vittime di violenza.

    In particolare, Confapi Calabria, ha donata una panchina rossa a Tiziana Falbo, vittima di femminicidio nella sua casa di Montalto Uffugo, a soli 37 anni. La donna venne uccisa dal compagno il 14 novembre del 2010, soffocata prima e poi sgozzata con un cacciavite in gola.

    La panchina, a lei dedicata, è stata collocata in Piazza San Carlo Borromeo a Rende alla presenza della madre della vittima, Annamaria e degli assessori comunali: Elisa Sorrentino con delega alle Pari Opportunità e Marta Petrusewicz con delega alla Cultura.

    Annamaria, nel ricordare la figlia vittima di femminicidio, ha ringraziato Confapi per l’attenzione dimostrata: “Sfigurare il volto di una donna, così come è stato sfigurato il sorriso di Tiziana, in modo brutale, può valere solo due anni di prigione. Tiziana è stata uccisa due volte” ha ribadito la madre.

    Il gesto di affetto e vicinanza alla famiglia di Tiziana, è stata l’occasione per, Confapi Calabria, di fare il punto della situazione sui numerosi femminicidi che avvengono in Italia ogni giorno.

    Il presidente di Confapi Calabria, Francesco Napoli ha così dichiarato: “I femminicidi non sono omicidi qualsiasi: sono donne uccise in quanto donne, vittime di una violenza che si nutre di ignoranza, pregiudizi e omertà. È una battaglia di libertà, giustizia e civiltà che non possiamo permetterci di perdere, in difesa di ogni donna costretta a vivere inaccettabili condizioni di paura, pericolo, solitudine o vergogna. I femminicidi sono una vergogna della nostra civiltà. Troppe le donne uccise, troppe le richieste di aiuto non tempestivamente raccolte. La gravità dei fatti richiede di ripensare le norme: la disciplina ha certo bisogno di ritocchi ma anche di maggior coordinamento tra le istituzioni.