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    Occupazione spazi sala ristorante Regione, Cisal: “Tutti a pranzo dalla protezione civile”

    “Malgrado i dipendenti regionali aspettino da tempo l’apertura della tanto agognata mensa e di conseguenza del ristorante, assistiamo a un’occupazione degli spazi da parte della Protezione Civile, riferito all’area ristoro) che fa purtroppo preludere a tutt’altro. Ci riferiamo al fatto che le aspettative del personale saranno di sicuro frustrate, totalmente o in parte, non trovandosi un’ubicazione per la mensa”. Esordisce così la Cisal in un comunicato stampa, esprimendo forte preoccupazione per quanto sta accadendo relativamente alla vicenda degli ambienti riservati al food. Il sindacato, però, si pone una serie di interrogativi: “Possibile che tra i tanti spazi nella Cittadella e nel Comalca (sede della Prociv, ndr) dovessero proprio essere occupati quelli della mensa? Chi ha concesso l’autorizzazione? E con quale finalità? Eppure doveva essere una Cittadella di tutti i servizi: la banca, che poi è invece diventata una task force veterinaria; l’asilo nido, subito per così dire soppresso; l’area ristoro, di cui non c’è traccia, e così via. Ci sembra ce ne sia abbastanza per affermare senza tema di smentita che tutti i grandi proclami iniziali abbiano perso, e stiano ulteriormente perdendo, di significato”. La Cisal, tuttavia, va ancora giù più duramente e nella nota stampa scrive: “Si sta deturpando, probabilmente per incapacità, un progetto iniziale molto importante. Continuiamo infatti ad assistere al fatto che chiunque arrivi in Cittadella ne modifica a proprio piacimento la destinazione degli spazi, intervenendo persino sull’aspetto dei servizi essenziali garantiti ai dipendenti. È dunque in atto uno stravolgimento totale dei luoghi e delle finalità, ma anche dei programmi, che la Regione s’era data per il personale. E ci si è domandato il perché di tutto questo? Forse per assecondare le idee di qualche dirigente, a cui bisognerebbe viceversa ricordare che non è a capo di un ufficio privato”. I dubbi del sindacato sono tuttavia ancora tanti: “C’è quindi un dirigente che vuole apportare sostanziali variazioni, per giunta in un palazzo con una storia brevissima e costato un sacco di soldi da preservare fino in fondo da situazioni divenute a nostro avviso ormai vergognose? D’altro canto assistiamo quotidianamente all’andirivieni di dipendenti che, per consumare un pasto fugace, sono ancora costretti a recarsi fuori dall’ufficio. A meno che non si limitino a rifornirsi dai distributori automatici dislocati nella struttura, accontentandosi di ciò che questi particolari frigoriferi distribuiscono. E allora viene fin troppo naturale chiedersi fin quando il personale dovrà ancora aspettare per la mensa anziché accontentarsi di qualche snack in stanza? Un’ingiustizia di cui a pagare il prezzo sono sempre i dipendenti. Ma fino a quando potranno sopportare simili angherie? Ecco perché – conclude il testo – sarebbe bene accelerare il processo di un’autentica istituzionalizzazione dell’area food, procedendo pure alla verifica di questa nostra ennesima segnalazione con il relativo controllo della sala di cui parliamo per sondare la veridicità delle nostre gravi asserzioni. Si faccia insomma un urgente e approfondito sopralluogo degli ambienti citati a cura di chi ne è preposto, anche se pare che nessuno sappia. Un’altra circostanza intollerabile, dal momento che una verità sotto gli occhi di tutti sembra il segreto più nascosto. E noi della Cisal a tutto ciò non ci stiamo e vogliamo far sentire la nostra voce”.