I cugini omonimi di 50 e 42 anni, Bruno Gagliardi, accusati dell’omicidio di Gennaro Curcio, avvenuto nel lontano 1995 durante una una delle sanguinose guerre di ‘ndrangheta del lametino, sono stati scarcerati, a pochi giorni dall’arresto voluto dalla Dda di Catanzaro (leggi), su richiesta del pm che ha depositato nel fascicolo aperto a loro carico, la sentenza di assoluzione, sulla medesima accusa, prima non presente negli atti. I due infatti erano stati assolto uno e prosciolto il secondo, per lo stesso reato. Per questo motivo il gip di Catanzaro, Giovanna Gioia, ha revocato la misura cautelarein carcere nei loro confronti. Il 42 enne, però, resterà in carcere perché coinvolto in altri reati e per l’operazione Andromeda. I due, dunque, grazie al “ne bis in idem” non saranno processati nuovamente, perché la legge prevede che non si può essere giudicati due volte per lo stesso reato.
A chiamare in causa i cugini Gagliardi, è stato Gennaro Pulice, anche lui processato per l’omicio Curcio e poi assolto, ma dopo aver iniziato a collaborare con la giustizia, ha confessato d’aver commesso materialmente l’assassinio come killer della cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte. Pulice, nel 2015, quando inizia a collaborare, dichiara che Bruno Gagliardi di 42 anni sarebbe stato alla guida di una Fiat Panda utilizzata per l’omicidio (leggi).





