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Cento anni dalla morte di Boccioni: genio del dinamismo reggino

17 Agosto 2016
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Quadro di Umberto Boccioni

Sono cento gli anni trascorsi dalla morte del padre del Futurismo, reggino di nascita Umberto Boccioni. Pittore e scultore del dinamismo e dello spazio, infatti, Boccioni nasce nel 1882 a Reggio Calabria da una famiglia originaria della provincia di Forlì. L’artista protagonista delle Avanguardie storiche, capace come pochi altri di influenzare l’intero ‘900, perdeva la vita in un banale incidente, disarcionato dalla sua cavalla imbizzarrita, il 17 agosto 1916 a Chievo (Verona), durante un’esercitazione militare. Interventista come Marinetti e altri esponenti del movimento futurista, Boccioni si era infatti arruolato volontario all’indomani dello scoppio della guerra nel Corpo nazionale volontari ciclisti automobilisti, sciolto però alla fine del 1915. L’artista, scrive per l’Ansa Nicoletta Castagni, venne dunque assegnato all’artiglieria da campo e destinato a Verona, dove nella campagna circostante, in una stradina seminascosta (ancora oggi segnalata da una lapide commemorativa), restava vittima di quella caduta mortale. Un conflitto mondiale tanto auspicato, evocato sin dai primi sentori, che pero’ l’aveva deluso, in quanto a dominare era “l’eroismo oscuro” della vita al fronte che, in attesa della battaglia, era soprattutto “insetti e noia”.

Cenni biografici

Il padre, impiegato statale, è costretto a continui spostamenti che caratterizzano infanzia e adolescenza. Genova, Padova, quindi Catania, è qui che si diploma nel 1897 all’Istituto Tecnico, mentre inizia a collaborare ad alcuni giornali locali. Nel 1901, in seguito a un nuovo trasferimento del padre, Boccioni, quasi ventenne, è a Roma e finisce per frequentare lo studio di un cartellonista, che lo avvia ai primi rudimenti della pittura. E’ in questo periodo che il giovane Umberto conosce Gino Severini, con cui frequenta lo studio del pittore divisionista Giacomo Balla. Anche con Mario Sironi, incontrato nel 1903 alla Scuola libera del Nudo, stringe una duratura amicizia. In quell’anno, Boccioni dipinge la sua prima opera intitolata ‘Campagna Romana’ o ‘Meriggio’. Insofferente dell’ambiente provinciale che nel campo dell’arte la faceva da padrone persino nella capitale (tanto che con Severini organizza nel 1905, al Teatro Costanzi, la ‘Mostra dei rifiutati’, in aperta polemica con il tradizionalismo delle giurie ufficiali) e sostenuto dalla propria famiglia, l’artista decide di recarsi all’estero. Prima tappa, nell’aprile del 1906, è Parigi, quindi la Russia, da dove fa ritorno solo in novembre, per ripartire l’anno successivo per la Germania. Si tratta di soggiorni che segnano profondamente i suoi anni formativi, messo com’è a confronto con i movimenti pittorici europei dall’Impressionismo al Simbolismo, fino ai Preraffaelliti. Irrequieto e inappagato, Boccioni approda infine a Milano per approfondire ulteriormente studi e tecniche. Qui, finalmente si sente in sintonia con l’atmosfera dinamica della città, frequenta artisti del calibro di Previati e diventa socio della Permanente. I suoi interessi però non sono indirizzati esclusivamente in direzione delle Avanguardie europee, bensì visitando musei e gallerie ha la possibilità di conoscere direttamente opere di artisti di ogni epoca, specialmente, antichi. Alcuni di questi, soprattutto Michelangelo, rimarranno sempre suoi modelli ideali, nonostante siano destinati a diventare i principali bersagli della polemica contro l’arte antica e contro il passatismo, tra i nodi cruciali della visione futurista dell’arte. Del resto, proprio nel 1907, Boccioni incontra i divisionisti e con Filippo Marinetti inizia il percorso che porterà alla stesura, insieme a Carrà, Russolo, Balla e Severini, del Manifesto dei pittori futuristi (1909), cui seguirà il Manifesto tecnico del movimento futurista (1910).

Lontano dai modelli di ispirazione

Secondo gli estensori, l’artista moderno doveva liberarsi dai modelli e dalle tradizioni figurative del passato, per volgersi risolutamente al mondo contemporaneo, dinamico e in continua evoluzione. Ecco dunque che i soggetti privilegiati diventano la città, le macchine, la caotica realtà quotidiana e Boccioni nelle sue opere riesce come nessun altro a esprimere il movimento delle forme e la concretezza della materia. In capolavori quali ‘Dinamismo di un ciclista’ (1913) o ‘Dinamismo di un giocatore’ (1911) l’artista raffigura uno stesso soggetto in stadi successivi nel tempo suggerendo cosi’ l’idea dello spostamento nello spazio. Un superamento di quel Cubismo che certamente lo influenza, ma che ritiene eccessivamente statico. Il genio di Boccioni è in grado altresì di trasferire queste ardite concezioni anche nella scultura, basti pensare a ‘Forme uniche della continuita’ dello spazio’ (1913), che concretizza magistralmente la concezione futurista e oggi custodito al Moma di New York.

Tags: anniversario morteartistacento annipittoreUmberto Boccioni
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