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Paolo Romeo e i voti della ‘ndrangheta dirottati da Falcomatà a Scopelliti

18 Luglio 2016
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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Paolo Romeo e i voti della ‘ndrangheta dirottati da Falcomatà a Scopelliti

Paolo Romeo, Alberto Sarra e Giorgio De Stefano insieme ad altre persone, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Reggio Calabria, hanno favorito l’affermazione politica di Giuseppe Scopelliti creando intese deviate a sostegno della sua candidatura, costringendolo a subire interferenze nell’esercizio delle sue funzioni di sindaco. “In tal senso, infatti, va letta la complessiva vicenda – è scritto nelle carte – che lo ha riguardato: costretto a concorrere alla carica di Sindaco di Reggio Calabria nel 2002, nonostante le diverse aspirazioni nutrite, ha dovuto subire nel tempo le scelte politiche riconducibili, in particolare, a Romeo Paolo che, come è emerso, gli ha impedito di concorrere al Parlamento Europeo nel 2004 e lo ha tenuto vincolato alla carica di Sindaco del Comune di Reggio Calabria fino al 2010, sostenendolo con positivi esiti nella campagna elettorale che quello stesso anno gli consentì di essere eletto Presidente della Regione Calabria”, si legge nell’ordinanza.

Un sistema di controllo delle elezioni “tuttora esistente ed operativo e sue tracce sono rinvenibili nelle consultazioni politiche del 2013 ed in quelle comunali del 2014”

Accanto a Romeo, in maniera subordinata operava Sarra, considerato il burattinaio diretto dello stesso Scopelliti considerato manovrabile perché inadeguato a ricoprire il ruolo di amministratore. “La presenza di un soggetto politico controllabile, a ben vedere, costituiva elemento indefettibile in un periodo storico in cui il Comune, in partnership con aggregati societari privati, ha dato vita alle società miste pubblico – privato: dette società – ed è oramai un dato acquisito – nei fatti hanno dato sostanza ad un rapporto sinallagmatico per il quale da un lato componenti imprenditoriali ed economiche di promanazione mafiosa hanno realizzato rilevanti vantaggi patrimoniali, attingendo cospicuamente alle risorse pubbliche, e dall’altro sono divenute, in occasione delle consultazioni elettorali, strumento per condizionare il libero esercizio del voto, con la Re.G.E.S. SpA, dellaRE.CA.S.I. SpA e, in parte, della MULTISERVIZI SpA” scrivono gli inquirenti.

La figura di Vincenzo Carriago è l’imprenditore che dialogando con Paolo Romeo, lo ragguagliava dell’attività di sostegno a Scopelliti. Ed è per questo che chiedeva al Romeo di essere tutelato nei confronti dell’Ente comunale. E ricordava a Demetrio Naccari Carlizzi che “‘appena sono mancato io vi hanno fatto un poco di… di situazioni, e io da dove ero, ho mandato ‘mbasciate, ho mandato a mia figlia da voi… è venuta o non è venuta?’. ‘Si!'”. Per questo motivo “Vincenzo Carriago… non ha la possibilità di potervi fare la campagna elettorale perché non gliene avete dati lavori!”. In questa circostanza per “risolvere il problema” Paolo Romeo si rivolgeva a Marcello Cammera “gli dico che avete parlato pure… con Germanò”.

A questo punto gli inquirenti fanno un passaggio gravissimo: “Non v’è dubbio, quindi, che Falcomatà e Naccari Carlizzi hanno beneficiato del sostegno mafioso di Carriago quantomeno in occasione delle consultazioni elettorali del 2001 e che in vista di quelle del 2002 Naccari Carlizzi aveva reiterato la richiesta di sostegno. L’imprenditore, invero, aveva opposto un netto rifiuto, invocando il fatto che gli accordi raggiunti la volta precedente non erano stati rispettati e aveva anche declinato l’offerta di un’ipotesi di lavoro ammontante a 100.000.000 di lire. I rapporti tra le famiglie Falcomatà e Naccari e quella Carriago affonderebbero le radici a un’epoca di gran lunga antecedente. Per il Ros dei Carabinieri, le emergenze investigative mostrerebbero come Romeo “abbia intercettato l’elettorato mafiosodi Falcomatà Italo e lo abbia orientato verso Scopelliti Giuseppe. In conseguenza, padrone della macchina comunale, tanto delle componenti politiche quanto di quelle amministrative, ne ha condizionato il funzionamento piegandolo alle esigenze di appartenenti alla ‘ndrangheta”.

Conferme dell’esistenza di precisi accordi tra l’amministrazione Falcomatà-Naccari e la ‘ndrangheta discendo da un’altra conversazione captata tra Candeloro Imbalzano, candidato con Scopelliti e uomini della cosca Alampi. Imbalzano dice che “in questo periodo si dovrà… disturbare la gente” in vista di “questa nuova campagna elettorale”. Imbalzano presentava Scopelliti come “uno che… si difende bene… è uno che ha un buon credito … sa di doversi misurare con un uno… non dico un fantasma”, si riferisce ad Italo Falcomatà, deceduto l’anno precedente che ha lasciato “una situazione finanziaria pesantissima”.

La richiesta di sostegno elettorale avanzata da Imbalzano incontrava il favore di Alampi che precisa “veniamo da… un ciclo di esperienza… che io ero amico del professore Falcomatà, però era un discorso personale”, ma nonostante questo era disponibile a mutare i propri orientamenti perché “il Governo è di destra e tutta la situazione è proiettata per la destra” motivo per il quale “anche la volontà nostra forse è proiettata per la destra che più per la sinistra”. Alampi dice: “sono amico di Peppe Scopelliti, sono amico di Pietro Fuda, sono amico di Naccari, però ci troviamo in condizioni che automaticamente non possiamo apertamente… non possiamo uscire sia per una questione di lavori sia perché gli stessi amministratori pubblici non sono in condizioni di dire prendi impegni che domani mattina che sono io ti posso dare un lavoro!”.

Siccome, si legge ancora, “nelle ultime politiche con Falcomatà l’accordo era votare lui”, ma l’accordo aveva una caratterizzazione personale, “ora siamo liberi! Ora ci votiamo il nostro Sindaco… ci votiamo a Peppe (Scopelliti, ndr) che è il nostro Sindaco e gli amici che compongono la squadra che lo sostengono, poi se ci dà una mano… perché l’intento è… è arrivato il Sindaco… è naturale che noi abbiamo l’idea che alla fine possiamo avere un ritorno, la nostra forza è che in grazia di Dio, il ritorno ce l’abbiamo ad alti livelli, come dite voi!”.

Il ruolo di Paolo Romeo è stato quello di creare, sul piano politico, le condizioni affinché i due livelli dell’amministrazione pubblica – comunale e provinciale – passassero nelle mani della fazione politica in grado di ottenere maggiori risposte – in termini di ricadute economiche e finanziarie – a vantaggio della ‘ndrangheta. All’indomani dell’elezione di Giuseppe Scopelliti, poi, emergeva altresì la capacità di Paolo Romeo di gestire le vicende interne all’amministrazione comunale, con specifico riferimento al settore dei lavori pubblici e delle manutenzioni.

Era il 17 ottobre 2002, quando Paolo Romeo riceveva Franco Germanò, Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Reggio Calabria, che gli dava conto degli animati confronti che, in quel periodo, stava avendo con Marcello Cammera. Paolo Romeo secondo le indagini aveva con Naccari rapporti tali da consentirgli di prevederne la disfatta elettorale e di rappresentarglielo; conosceva l’elettorato mafioso che aveva sostenuto Falcomatà e lo aveva dirottato in favore di Scopelliti anziché di Naccari; aveva carisma e autorevolezza unanimemente riconosciuti dagli esponenti della ‘ndrangheta (Carriago, nel caso di specie), dagli esponenti politici operanti nel settore dei lavori pubblici (Germanò) e dai dirigenti operanti proprio in quel settore (Cammera) rispetto ai quali assumeva ruolo di raccordo delle relative istanze.

All’indomani dell’elezione di Scopelliti, inoltre, scrivono sempre gli inquirenti, Paolo Romeo, Giuseppe Valentinio e Giuseppe Rizzo affrontavano la questione del Decreto Reggio per individuare il modo migliore per legittimare il trasferimento delle competenze delegate a suo tempo al Rizzo in favore di Scopelliti.

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