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    Antonio Padellaro Tabularasa

    Antonio Padellaro e il suo “Fatto personale” protagonisti oggi a Tabularasa: ore 21 Arena dello Stretto

    È Antonio Padellaro, giornalista e saggista, già direttore del Fatto Quotidiano e dell’Unità, il prestigioso ospite di Tabularasa che, dopo la pausa di ieri, riparte questa sera (martedì 5 luglio) alle ore 21 nello splendido scenario dell’Arena dello Stretto sul Lungomare di Reggio Calabria.
    Partendo dalla sua ultima opera, “Il Fatto personale”, Padellaro ripercorrerà gli ultimi anni della vita politica e sociale italiana, da Berlusconi a Renzi, da Tangentopoli ai giorni nostri, raccontando episodi poco conosciuti sullo sfondo di esaltanti esperienze editoriali.
    Il mondo della politica e il mondo del giornalismo messi a confronto, il “cane da guardia del potere” che troppo spesso diventa “cane da salotto”: sono alcuni dei temi che Padellaro approfondisce in modo lucido e ironico, partendo dalle sue esperienze di direttore dell’Unità e del Fatto Quotidiano. Esperienze che hanno avuto due punti in comune: l’avversione del potere politico, anche quello “teoricamente” amico; il successo editoriale, che nel caso del Fatto quotidiano rappresenta un vero e proprio caso in un mercato asfittico.
    Con Padellaro sarà ospite Giandomenico Crapis, storico dei media e collaboratore del Manifesto.

    Antonio Padellaro
    Giornalista e saggista italiano. Laureato in giurisprudenza, nel 1968 è diventato giornalista professionista, lavorando per l’Ansa. Ha lavorato per il Corriere della Sera dal 1971 al 1990 come redattore e responsabile della redazione romana. Nel 1990 è stato assunto da L’Espresso di cui è stato vicedirettore. Nel 2001 è passato a lavorare per L’Unità, di cui ha ricoperto il ruolo di direttore dal 2005 al 2008. Dal 2009 al 2015 è stato direttore de Il Fatto Quotidiano, quotidiano che ha contribuito a fondare, e dallo stesso anno è Presidente della Società Editoriale il Fatto ed editorialista del giornale. Tra le sue pubblicazioni: Senza cuore. Diario cinico di una generazione al potere, 2000; Non aprite agli assassini. Il caso Fenaroli e i misteri italiani, 2001; Il libro nero della democrazia. Vivere sotto il governo Berlusconi, con F. Colombo, 2002; Io gioco Pulito, 2009; Il Fatto personale, 2016.

    Giandomenico Crapis
    È nato a Lamezia nel 1955, dove vive. Fa il medico di professione, ma da tempo si occupa di storia della televisione italiana e di sociologia dei media. Il suo primo lavoro è stato “La parola imprevista. Intellettuali, industria culturale e società all’avvento della tv in Italia”, (Edizioni Lavoro). A questo sono poi seguiti “Il frigorifero del cervello. Il Pci e la tv da ‘Lascia o raddoppia’ alla battaglia contro gli spot” (2002, Editori Riuniti), “Politica e televisione negli anni novanta” (2006 Meltemi), “Michele Santoro. Comunque la pensiate” (2010 Aliberti ) e il più recente “Ha vinto la tv. 60 anni di politica e televisione da De Gasperi a Grillo” (2014 Imprimatur), con prefazione di Marco Damilano. Ha collaborato e collabora con articoli a saggi alla rivista del Mulino “Problemi dell’informazione”; in passato ha scritto per L’Unità e il Fatto quotidiano. Collabora attualmente a il Manifesto.

    “Io non m’inchino”, una canzone per Nicola Gratteri: l’8 luglio a Tabularasa con il magistrato e il concerto de “Le Rivoltelle”