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    Hamil Mehdi marocchino_arrestato_foto terrorismo Luzzi

    Terrorista jihad in Calabria resta in carcere, per il tribunale “voleva compiere attentati”

    Resta in carcere Hamil Mehdi, il venticinquenne marocchino commerciante ambulante residente a Luzzi (Cosenza), arrestato il 25 gennaio scorso dalla Digos di Cosenza per “addestramento ad attività con finalità di terrorismo internazionale”.  Per i giudici del Tribunale del riesame di Catanzaro “gli elementi indicati dalla Procura si rivelano altamente sintomatici e significativi del proposito di Hamil Mehdi di finalizzare le istruzioni acquisite per via telematica alla commissione di atti di terrorismo”, queste le motivazioni dell’ordinanza con cui hanno rigettato la richiesta di scarcerazione per . Il giovane, nel luglio scorso, era stato respinto dalle autorità in Turchia dove si era recato, secondo gli inquirenti, per transitare in Siria. Le modalità di quel viaggio (uno zaino con un pantalone militare e un tappeto per pregare, l’acquisto di un biglietto di sola andata e l’occultamento del viaggio ai familiari), secondo i giudici, dimostrano “come fosse intenzione di Hamil intraprendere una strada, quella terroristica, che lo avrebbe portato all’inquadramento nelle milizie jihadiste”.

    Nell’ordinanza i giudici riportano anche i primi dati emersi dalla perizia fatta fare dalla Procura di Catanzaro sui due telefoni cellulari sequestrati al giovane. In particolare gli accertamenti hanno evidenziato come l’indagato, subito dopo il rientro forzato in patria, abbia cancellato dieci numeri dalla rubrica telefonica. “Dal confronto tra la rubrica rilevata il 10 luglio 2015 dalla polizia di frontiera di Fiumicino e quella rilevata dopo l’arresto – scrivono i giudici – emerge che nella prima comparivano 124 utenze e nella seconda 114”. Non era stata eliminata, invece, l’utenza belga risultata in contatto con Ayoub El Kazzani il presunto terrorista arrestato il 21 agosto perché ritenuto responsabile del mancato attentato sul treno Amsterdam Parigi. Gli inquirenti hanno riscontrato una serie di conversazioni con il numero belga a partire dal 4 luglio, pochi giorni prima della partenza per la Turchia, fino alla fine di novembre. Le analisi hanno inoltre evidenziato che oltre ai messaggi di testo c’erano anche otto video e 11 audio. “Non rileva – si legge nell’ordinanza del Riesame – il fatto che l’utenza belga non fosse quella di El Khazzani ma di soggetto in contatto con questi, poiché la segretezza dei soggetti componenti le cellule terroristiche impone una particolare cautela nella divulgazione delle utenze tra gli stessi componenti”. L’aver mantenuto contatti con quel numero, per i giudici, è la dimostrazione “dell’irreversibile determinazione di voler dare una svolta terroristica alla propria esistenza”.