• Home / CALABRIA / Le ragioni del “Sì” per i pescatori contro le trivelle: “Il lavoro lo perderemmo noi!”
    Trivellazioni mar ionio

    Le ragioni del “Sì” per i pescatori contro le trivelle: “Il lavoro lo perderemmo noi!”

    di Marina Malara – Coloro che vivono di agricoltura, pesca, allevamento, turismo e ambiente non possono che essere a favore del sì in merito al Referendum sulle trivellazioni che si svolgerà il prossimo 17 aprile. Le ragioni ce le spiega Salvatore Martilotti, della cooperativa di pescatori di Corigliano, il quale identifica il problema come serissimo per la sopravvivenza della pesca. Già, perché i primi a perdere il lavoro, in caso di inquinamento delle acque marine sarebbero proprio i pescatori, altro che trivelle. “I sostenitori del no – dice Martilotti – parlano di posti di lavoro che si perderebbero, invece i posti li perderemmo noi, pescatori del Golfo di Taranto”.

    Qui, infatti, ci sono 4 compartimenti marittimi, due della Puglia (Gallipoli e Taranto) e due della Calabria (Corigliano e Crotone). In questa area gravitano oltre 1000 battelli per la piccola pesca con un indotto lavorativo, considerando la filiera, di oltre 5000 persone. Nel distretto di Corigliano i battelli sono circa 200, i pescatori occupati oltre 500 e con l’indotto arriviamo a oltre 1000 persone che gravitano lavorativamente in questo ambito. A detta di Martilotti, i pescatori del Golfo avrebbero dovuto essere come minimo coinvolti nella discussione, invece nulla, nessuna considerazione. Eppure pagano le tasse e sono piccoli imprenditori che hanno investito su se stessi con un patrimonio importante che è quello identitario tramandato da padre in figlio.

    “Tra alcune settimane dovrebbe decollare il documento finanziario della pesca della nostra regione. La filiera ittica deve riacquistare centralità puntando a diversificare sempre più l’attività di cattura con azioni intersettoriali, ma è anche necessario che l’azione sia orientata ad una stretta sinergia con le forze sociali ed economiche del settore, in vista degli obiettivi fissati dalla nuova Politica Comune della Pesca e dal suo nuovo strumento finanziario Feamp. La pesca deve interagire con ambiente e turismo, gastronomia e trasformazione artigianale. A fronte della crisi abbiamo perso 700 posti di lavoro e 14 milioni l’anno. Se l’intersettorialità è il processo da perseguire per lo sviluppo, è davvero contraddittorio permettere senza limiti e incentivare le attività estrattive in mare e proprio in queste aree, in cui la pesca è vita”.

    Martilotti apprezza molto il fatto che proprio la Regione Calabria si sia fatta promotrice di questo referendum perché “se insistiamo sul mare, con le opportunità che vengono anche dall’Europa, questo può diventare grande volano di sviluppo. La storia delle realtà costiere calabresi è fatta dalla gastronomia legata al pesce, ma purtroppo non si tiene conto della volontà dei territori”.