• Home / CITTA / I Democratici per Reggio contro le trivelle. Bova: “Andiamo a votare per il nostro futuro”

    I Democratici per Reggio contro le trivelle. Bova: “Andiamo a votare per il nostro futuro”

    In vista del Referendum sulle trivellazioni che porterà gli italiani al voto questa domenica 17 aprile, presso l’aula del consiglio comunale di Reggio Calabria è stata organizzata un’iniziativa dal comitato referendario ‪#‎notriv e dal gruppo consiliare Democratici per Reggio per invitare ad andare a votare e votare si.
    A prendere parte al confronto,  Sebi Romeo (capogruppo del Pd in regione), Arturo Bova (delegato regionale per il referendum), Demetrio Delfino (presidente del consiglio comunale di Reggio Calabria), Filippo Quartuccio (consigliere comunale del gruppo democratici per Reggio) e Alex Tripodi (segretario provinciale dei Giovani Democratici di Reggio Calabria).

    Intanto il primo appello affinchè il referendum raggiunga il quorum del 50% dei votanti arriva da Demetrio Delfino il quale parla anche di boicottaggio inaccettabile e di un voto fondamentale, che assicura la certezza della scadenza delle concessioni per le trivellazioni.  Seby Romeo invece prende ad esempio le parole del  presidente della Consulta che ha invitato i cittadini ad esercitare il diritto di voto in quanto è un dovere. “Altrimenti si da ad altri il potere di assumere scelte sul proprio futuro, ha detto Romeo. La Calabria è tra le regioni che ha promosso il referendum. Perché sosteniamo l’idea dello sviluppo che abbiamo del nostro paese. Del nostro mare. E’ una questione universale che supera le appartenenze ai partiti. Dobbiamo puntare su nuova politica energetica. E non vengano a dirci che si perdono posti di lavoro visto che le piattaforme moderne necessitano solo di 24 unità, un numero  ridicolo rispetto al rischio che si corre. Il futuro si fa nel presente e non uniformandosi subalternamente alle decisioni degli altri ma facendo scelte. Anche difficili”.

    Arturo Bova, dopo aver definito l’ amministrazione Falcomatà come  miglior esempio di legalità istituzionale, parla del referendum, secondo lui condizionato da una campagna di false informazioni. “ Si falsificano dati ministeriali. 9 regioni hanno richiesto il referendum, di cui 8 a guida Pd. Non è un fatto partitico. Me è un momento edificante del regionalismo italiano. Se le regioni non avessero posto il referendum, oggi si potrebbero aprire nuove concessioni alle trivellazioni entro le 12 miglia. Adesso ci battiamo per ridurre il potere illimitato per le concessioni esistenti. Basta con i favoritismi alle lobby del petrolio. Si pensi che per le prime 50 mila tonnellate di greggio estratto le società petrolifere non pagano nulla grazie alla franchigia. Siamo all’assurdo. Abbiamo un sistema di agevolazioni fiscali che non c’è in nessun altra parte al mondo. E poi quest’altro regalo. La gente deve sapere che se vince il si non cambia nulla rispetto al passato, semplicemente rimane il regime normativo che c’era e che vige in tutti i paesi civili. Sostanze tossiche e cancerogene sono presenti in mare in quantità superiori ai limiti massimi stabiliti dalla legge intorno alle piattaforme e questo è un dato di fatto”. Insomma per Bova sviluppo economico, salute e ambiente sono solo alcuni degli elementi che vanno considerati e tutelati. Solo alcune delle ottime ragioni  per  fermare le trivelle. “Noi chiediamo di discutere sulla tematica ambientale anche con quelli che sono per il no. Invitiamo il popolo italiano ad andare a votare si, quindi contro le trivellazioni”. Tutto dipende da quello che dirà il popolo e se vincerà il si, il governo italiano dovrà revocare quel decreto che ha previsto che la durata delle concessioni dei giacimenti non è più quella prevista al momento della sottoscrizione (30 anni prorogabili fino ad un massimo di 50) ma per tutta la vita del giacimento stesso. Sarebbe questa un’estrazione sine die, senza termine con tutte le conseguenze che ciò comporta. Nel rapporto di Greenpeace emergono dati ministeriali, su 34 piattaforme su 135, che certificano la presenza di due sostanze chimiche tossiche e nocive sopra il livello stabilito dalla legge a causa di questa attività. “Sversare queste sostanze in mare è un reato delle compagnie petrolifere che devono essere fermate, dice ancora Bova. Non gli si può consentire di attentare alla nostra vita impunemente. E mancano i dati delle restanti piattaforme. Lo sviluppo oggi punta tutto su turismo, agricoltura e pesca. Non possiamo distruggere il nostro futuro. Ci battiamo anche contro le trivellazioni su terraferma, vedi la valle del Crati. Ci sono mille ragioni etiche e non politiche per andare a votare si al referendum e fermare le trivelle. Invitiamo la gente a votare si”.

    Marina Malara