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    ‘Ndrangheta, tassi di usura fino al 500 %. Il racconto dell’imprenditore vessato

    di Marina Malara – Non ce l’ha fatta più, l’imprenditore della Locride che viveva e lavorava soffocato dai tassi di interesse pazzeschi, dalle minacce per lui e la sua famiglia. Disperato, ha capito che l’unica via di uscita che aveva era denunciare, rivolgersi alle Forze dell’Ordine. E così ha fatto, dapprima con reticenza, poi, verificata la disponibilità e la professionalità degli uomini dello Stato, è diventato un fiume in piena, raccontando i dettagli per giorni e giorni e riempiendo pagine di verbali contenenti anche i nomi di coloro che lo hanno vessato per anni. L’uomo, che oggi vive con la famiglia in località protetta e operava nel settore tipografico, ha contribuito all’operazione di Guardia di Finanza e Carabinieri che hanno fermato 34 persone, di cui tre resesi  irreperibili, per associazione mafiosa, estorsione, usura, esercizio abusivo del credito con l’aggravante delle modalità mafiose. Interessi stratosferici quelli che pesavano sulle sue spalle,fino al 15 % mesili e dal 43% al 461% annuali. Cifre insostenibili per pagare le quali non doveva sgarrare neppure di un giorno, altrimenti erano guai. Ma l’operazione, come ha spiegato in conferenza stampa il procuratore capo della Dda, Federico Cafiero De Raho, si basa anche sulle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Salvatore Agostino e Antonio Femia, che fanno riferimento alle cosche Ursino-Macrì-Jerinò di Gioiosa e Rumbo-Galea-Figliomeni mdi Siderno.  “L’usura è uno dei campi in cui si estrinseca l’attività criminale delle cosche, ha detto De Raho, che riciclano il danaro proveniente dal traffico di cocaina e acquisiscono attività economica. E’ fondamentale comprendere l’importanza della collaborazione dei vessati. La denuncia di un solo soggetto usurato ha consentito un operazione di tale portata con un intervento tempestivo”. Tutti i presenti all’incontro con la stampa sono particolarmente soddisfatti perché, affermano, le cose stanno cambiando, le vittime denunciano e se lo facessero in tanti sarebbe davvero scacco matto. Per il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, tra gli artefici dell’operazione, si è messo un altro punto fermo nel contrasto alla criminalità organizzata bloccando una  cordata di ‘ndranghetisti  specializzata in usura che altro non è che uno dei modi per riciclare solo una piccola parte dei grandi incassi provenienti dalla cocaina. “Il fatto che l’usurato disperato si sia rivolto a noi, aggiunge Gratteri, è segno di credibilità, vuol dire che stiamo facendo un buon lavoro. Un lavoro di gruppo perché abbiamo unito due indagini, quella della Guardia di Finanza e quella dei Carabinieri, creando un unico procedimento. Un grande gioco di squadra”.   Eccezionalmente presente per l’occasione il Comandante Regionale della Guardia di Finanza, Gianluigi Miglioli, ha lodato la evidente volontà di combattere contro la ‘ndrangheta che si tocca con mano in procura a Reggio Calabria. “Un lavoro straordinario, ha detto, una vicinanza e disponibilità che noi sentiamo tutti i giorni e i risultati si vedono”. E’ il Tenete Colonnello della  GdF William Vinci a raccontare alcuni particolari emersi dalla denuncia dell ’imprenditore che non potendo pagare gli interessi mensili fu costretto dagli usurai ad accettare fatture inesistenti emesse da persone e società vicine alla cosca, operazioni inesistenti e passive allo scopo di far trarre vantaggio nella denuncia dei redditi per coloro che le emettevano, abbattendo i costi. Ed ancora, l’usurato era costretto ad acquistare automobili e altri beni accendendo finanziamenti dei quali doveva pagare le rate, senza vedere neppure l’ombra dell’autovettura cos’ come dei soldi del prestito.