Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti in quello che è un vero e proprio terremoto giudiziario e che ha portato all’arresto di esponenti di spicco del mondo politico, le persone coinvolte avrebbero chiesto sostegno ad un boss detenuto in occasione delle elezioni amministrative a Rende. Venivano stipulati patti elettorali che vedevano costantemente coinvolta la cosca “Lanzino-Ruà” i cui affiliati si adoperavano nel procacciamento di voti non per una particolare fidelizzazione politica, ma per “un ovvio e scontato” perseguimento di interessi della cosca stessa che poteva essere perseguito anche attraverso l’appoggio di candidati diversi o di differenti fazioni. E’ quanto sarebbe emerso dall’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha portato all’arresto di cinque politici dell’area di Rende e Cosenza. Dalle indagini sarebbe emerso anche che, in occasione della campagna elettorale del 2014 per il rinnovo del consiglio comunale di Rende, sia stato “interessato”, benché detenuto, uno dei quattro affiliati raggiunti oggi dalla misura cautelare ed attualmente detenuto al regime del 41 bis. Un interessamento finalizzato, secondo l’accusa, ad ottenere il suo assenso e le indicazioni alla cosca per fornire l’appoggio elettorale secondo prassi già riscontrate in passato. Lo stesso, però, intercettato durante un colloquio in carcere con i congiunti, aveva posto come condizione insuperabile il pagamento di una cospicua somma di denaro e si era lamentato degli scarsi benefici ottenuti dalla cosca nel recente passato, quando si era persino occupato di monitorare l’attività politica dai principali candidati. Le indagini, condotte dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto e dal pm Pierpaolo Bruni e coordinate dal procuratore della Repubblica facente funzioni Giovanni Bombardieri, sono state svolte dal Nucleo investigativo del Comando provinciale di Cosenza.





