• Home / CITTA / Aeroporto di Reggio: Sogas chiude subito, in anticipo?

    Aeroporto di Reggio: Sogas chiude subito, in anticipo?

    Qualcuno lo sa, qualcuno lo immagina, molti fanno finta di non sapere.

    L’aeroporto di Reggio Calabria, lo scalo dello Stretto, il “Tito Minniti”, il primo a collegare la Calabria al resto del Paese, è veramente ad un passo dalla chiusura.
    In senso fisico, non tecnico o burocratico.
    La Sogas, società di gestione che ha accumulato debiti su debiti (di volta in volta ripianati dagli Enti pubblici) da almeno 15 anni a questa parte, è stata ufficialmente messa fuori gioco dall’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), che ne ha revocato la licenza, ritenendola, di fatto, inaffidabile.
    Questo, si è detto, non comporta la chiusura automatica dello scalo, ma la permanenza in carica della Sogas medesima in attesa di un nuovo bando di gara predisposto da Enac.
    Ma – evidentemente – qualcuno ha fatto i conti senza l’oste: ad oggi Sogas perde –secche – circa 10.000 euro al giorno e questo per una società già condannata a morte e alla quale sono stati rigettati tutti i piani di risanamento e rilancio potrebbe essere inaccettabile in termini giuridici.
    Rumors insistenti voglio che già al prossimo cda l’Ente di gestione dello scalo reggino possa dichiarare chiuse ipso facto le attività allo scopo di non aggravare ulteriormente il passivo e mettersi anche al riparo rispetto a eventuali azioni di creditori che potrebbero dolersi del fatto che, a fronte di debiti e della avvenuta preclusione di qualunque tipo di risanamento per Sogas, la società abbia continuato a buttare 10.000 euro al giorno in un pozzo nero.
    I vertici di Sogas avrebbero già anticipato a Enac questa loro decisione, spiazzando – di fatto – l’Ente romano per il quale, giusta determinazione del Consiglio dei Ministri, Reggio Calabria rientra tra i 38 scali di interesse nazionale.
    I rappresentanti della politica reggina, territoriale e parlamentare – spesso all’oscuro di tante, troppe cose –sono avvisati.
    Occhio chè stavolta siamo vicinissimi al “game over”