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    Baraccopoli San Ferdinando

    Quella schiavitù “autorizzata” che si chiama Tendopoli…

    di Clara Varano – Una bomba sociale. Una polveriera che ogni giorno rischia di esplodere per un nonnulla. Questo sono Rosarno e San Ferdinando, questa è la situazione nelle loro Tendopoli. E mentre nelle alte sfere istituzionali si discute su come “superare le tendopoli” e arginare “le spese dovute alla loro presenza sul territorio” lì in quelle tende dove regna sovrano il caos si consuma l’ultimo capitolo di una schiavitù moderna.

    Centinaia tra uomini, donne e anche bambini, stipati in pochi metri quadrati alla ricerca di un angolo, di un lembo di spazio dove potersi sistemare, dove “potersi vivere”. E questo si ripete periodicamente ogni anno da troppo tempo ormai.

    La raccolta delle arance e delle clementine costituisce per quelle terre a vocazione agricola, il periodo più florido e ricco: di arance, di clementine, certo, ma anche di sfruttamento, caporalato e ‘ndrangheta.

    Tra i caporali gli stessi immigrati che non si fatica a credere abbiano intessuto rapporti criminali con i clan del luogo, perché in Calabria non c’è settore economico o che rappresenti una morsa e il potere che non venga in qualche modo gestito dalla criminalità. Dove c’è la povertà c’è il bisogno. Dove c’è il bisogno c’è lo sfruttamento, dove c’è lo sfruttamento c’è sempre alle spalle il potere che in queste terre è criminale.

    Non c’è bisogno di analizzare il fenomeno che non riguarda certamente solo gli immigrati che in massa si recano nel reggino in questo periodo. Alle spalle, dietro a tutto questo c’è anche una grossa responsabilità dello Stato, dell’Europa e delle multinazionali che su quelle arance e su quelle clementine lucrano. Perché se per ogni cassetta di frutto raccolto si pagano pochi centesimi per l’acquisto gioco forza dietro non può che esserci lavoro nero, sfruttamento e caporalato, qualunque colore abbia e qualunque faccia abbia ufficialmente.

    Per questo tutto quello che viene fatto per “arginare” il fenomeno è fine a se stesso e destinato a nascere e morire nell’emergenza del momento perché l’obiettivo è quello di evitare che la polveriera scoppi e non che si formi…

    Rosarno (RC) – Immigrati e tendopoli: “La schiavitù esiste ed è in Italia”