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    Tribunale appello procura dda catanzaro

    ‘Ndrangheta – Tra arrestati un avvocato: luce su omicidio di Antonio Dragone

    Il boss Nicolino Grande Aracri ed un fratello figurano tra le persone arrestate stamani dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone con il concorso di quelli di Catanzaro. Un altro fratello del boss è indagato in stato di libertà. Nicolino Grande Aracri era già detenuto dovendo scontare alcune condanne per associazione mafiosa e perché coinvolto in altre inchieste, due delle quali coordinate dalla Dda di Bologna e Brescia sulle ramificazioni del clan in Emilia Romagna e Lombardia. Dall’inchiesta, coordinata dalla Dda di Catanzaro, è emerso il ruolo dominante che la cosca Grande Aracri aveva assunto non solo sulla provincia di Crotone, ma anche su quelle di Catanzaro, Vibo Valentia e Cosenza, oltre che nel nord Italia. L’inchiesta della Dda di Catanzaro che stamani ha portato all’arresto di 16 tra boss e gregari della cosca Grande Aracri attiva nel crotonese e con ramificazioni in nord Italia, ha portato alla scoperta anche degli autori dell’omicidio di Antonio Dragone, il boss ucciso in un agguato il 10 maggio 2004 a Cutro. L’auto sulla quale Dragone viaggiava insieme ad altre due persone – rimaste illese – fu speronata dalla vettura dei sicari e quando il boss scese per cercare di fuggire fu raggiunto da numerosi colpi di mitra e di pistola al volto. C’è anche un avvocato tra le persone arrestate stamani dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone, in concorso con quelli di Catanzaro, con l’accusa di fare parte della cosca Grande Aracri. Il legale, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, per l’accusa avrebbe prestato la sua attività per le operazioni finanziarie della cosca e per cercare di condizionare le decisioni della Corte di Cassazione per avere sentenze favorevoli. Nell’inchiesta, comunque, non è coinvolto nessuno della Cassazione.

    In tutto le persone indagate sono 23, delle quali dodici trasferite in carcere e quattro agli arresti domiciliari.

    L’operazione è il prosieguo delle attività già compiute con i provvedimenti di fermo dello scorso anno, quando la potente cosca della provincia di Cutro fu colpita contemporaneamente dall’operazione “Aemilia”, condotta in Emilia Romagna e in altre regioni del Nord, e dai provvedimenti di fermo emessi dalla Direzione distrettuale di Catanzaro.
    L’ordinanza, firmata dal gip Domenico Commodaro, è infatti la raccolta di quegli elementi che portarono al fermo, a cui si sono aggiunti ulteriori particolari. La richiesta era stata presentata a maggio scorso dalla Procura distrettuale di Catanzaro, a firma dei pm Capomolla e Guarascio, del procuratore Vincenzo Antonio Lombardo e dell’aggiunto Giovanni Bombardieri.
    (LEGGI I NOMI DELLE PERSONE FINITE IN MANETTE)
    Nell’ordinanza si contestano, a vario titolo, i reati di: associazione di tipo mafioso, sia in termini di appartenenza organica che di concorso esterno; omicidio; ricettazione; estorsioni; usura; rapina; violazioni in materia di armi.

    (GUARDA IL VIDEO DEGLI ARRESTI)