di Domenico Grillone – Chiude, in seguito ad un provvedimento della Regione Calabria, l’ambulatorio di Medicina Solidale di Pellaro, messo su da circa quattro anni dall’Ace, Associazione calabrese di Epatologia. Chiude i battenti, quindi, almeno temporaneamente, quella struttura sanitaria probabilmente unica nel suo genere in Italia, pronta a sovvertire i normali criteri economici ed aziendali
che regolano abitualmente la sanità italiana. Perché si parla di un ambulatorio in cui l’anno scorso oltre 25mila persone sono state visitate e curate da una equipe di medici, ottimi e stimati professionisti per la maggior parte volontari, in maniera assolutamente gratuita. Si, perché in linea con la speciale “mission” dell’Ace, quella della medicina solidale, nessuno in ambulatorio va a chiedere ai pazienti ticket o parcelle: ognuno dona, se vuole, quello che può. Sorprende il fatto, e per una serie di motivi, che la Regione abbia chiuso una struttura dell’Asp, in origine completamente vandalizzata e poi affidata in comodato d’uso all’Ace che, di tasca propria, lo ha trasformato in un piccolo gioiello riguardo sia la struttura, sia l’accoglienza e le cure, con il preciso obiettivo di avviare delle attività assistenziali di medicina solidale. Esattamente quello che hanno fatto fino a pochi giorni addietro, riscuotendo grande favore tra le fasce meno abbienti del reggino.
Quelle stesse indicate dal rapporto Censis 2015 sul “Bilancio di sostenibilità del welfare italiano”, nel punto in cui sottolinea come una famiglia su due rinuncia alle cure, (ma al Sud il dato dovrebbe risultare ancora più preoccupante), per le infinite liste d’attesa (nel pubblico) ed i costi elitari della sanità privata, mentre il sedici per cento non ha i soldi nemmeno per pagare il ticket. Ma, oltre a questo, l’Ace ha riscosso grande simpatia per il coraggio e la forza dimostrati nel concretizzare un modello di sanità pubblica che si regge da solo, con le
proprie gambe, senza ricevere nessun contributo da enti pubblici o privati ma solo qualche migliaio di euro da Fondazioni, e che riesce a spendere poco dando in cambio un’ottima qualità di cure, oltre a mettere al primo posto la persona con tutte le sue complessità. Insomma, non un semplice numero ma qualcuno che va accolto bene, ascoltato, per poi procedere insieme sul da farsi. Senza dimenticare che, ambulatorio a parte, i medici dell’Ace da anni svolgono un’attività scientifica che continua a ricevere riconoscimenti dalle più prestigiose riviste internazionali e da eminenti studiosi e ricercatori di tutto il mondo. Un modo di fare sanità che ha incuriosito diversi media nazionali, tra cui il Corriere della Sera, oltre alla buona accoglienza da parte di tutta la popolazione locale che ha riconosciuto il valore della struttura e che ritiene di dover partecipare ad una esperienza che tutti si augurano si possa consolidare, nell’interesse della stessa comunità. Sorprende, il provvedimento della Regione Calabria, proprio perché appena qualche mese addietro Strill, in esclusiva, presentò il progetto dei medici dell’Ace riguardo la realizzazione della “Cittadella della Salute e della Scienza”: si tratta di un terreno di circa 7mila metri quadri su cui dovrebbe sorgere una struttura sanitaria che, nelle intenzioni degli ideatori, dovrebbe essere gestita dalla “Fondazione per la Medicina Solidale” con l’obiettivo di realizzare e gestire servizi sanitari destinati, così come recita l’articolo 3 dello statuto, “alle popolazioni che si trovino in condizioni di disagio sociale, economico e umano, in ambito nazionale e internazionale, al fine di rendere possibile la rimozione ed il superamento di ogni ostacolo di ordine economico, sociale, culturale organizzativo all’inveramento del principio di eguaglianza nell’accesso alle soluzioni di prevenzione e cura più efficaci e sicure secondo le prove dell’evidenza
scientifica ed alla piena realizzazione del diritto alla salute”. In sintesi, una autentica rivoluzione nel mondo della sanità. Ma cosa si fa esattamente all’ambulatorio dell’Ace? Visite mediche, specialistiche e normali esami diagnostici come l’ecografia e l’elettrocardiogramma, assolutamente non invasivi ed effettuati con moderne apparecchiature. Gli stessi esami che si fanno in decine di ambulatori privati. E soprattutto in un ambiente pulito ed accogliente. Ed allora, ammettendo per ipotesi che ci siano dei problemi d’ordine burocratico, perché la Regione ha inteso prendere decisioni così gravi con la conseguenza che buona parte delle 25mila persone che frequentavano la struttura adesso dovranno vedere come curarsi? Un dato è certo: gran parte di loro rinuncerà alle cure.
Si ricorda che i medici dell’Ace da anni, ambulatorio a parte, svolgono un’attività scientifica che continua a ricevere riconoscimenti dalle più prestigiose riviste internazionali e da eminenti studiosi e ricercatori.






