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    Tante difficoltà da superare: dalle nuove direttive ai “non” rapporti con Asp

    Quello che più preoccupa adesso è la direttiva europea sull’orario di lavoro dei medici. Perché già gli effetti all’interno dell’azienda reggina si fanno sentire. “Ha dato problemi soprattutto dove ci sono pochi medici e grande attività, come l’ematologia reggina. Ed i riflessi negativi si concretizzano nell’attività ambulatoriale, di fatto rallentata”, ci sottolinea il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera reggina, Peppe Doldo. E per il commissario Benedetto sullo stesso punto “si registra un ritardo di 10 anni da parte del governo italiano che solo adesso ottempera ad una richiesta del 2004. Come tutte le cose – commenta il commissario – si interviene sempre all’ultimo minuto”. Ma le conseguenze peggiori, a differenza di altre regioni che hanno già avuto l’autorizzazione ad assumere medici, la Calabria è quella che pagherà di più. “Come tutti sanno – evidenzia il commissario – la Regione è sottoposta al piano di rientro e dubito molto che le nostre richieste siano soddisfatte per intero perché tutto l’esercizio economico e finanziario calabrese è sottoposto ad una rigida tutela da parte della struttura commissariale”. Un bel pasticcio, insomma. A gennaio prossimo, secondo quanto dice Benedetto, si terrà a Catanzaro una riunione operativa affinché ogni azienda faccia una ricognizione di tutte le necessità di questo tipo. “Non ci sono tutti questi soldi, noi dobbiamo ancora recuperare l’emigrazione passiva, l’economia e l’esercizio di equilibrio finanziario perché in Calabria la sanità registra ancora un discreto disavanzo. Per quello che riguarda l’azienda reggina, i bilanci sono stati chiusi con un attivo di circa 500mila euro. E secondo l’indagine del Sole 24 Ore risulta essere tra le più virtuose riguardo il pagamento dei fornitori in un tempo molto vicino a quello previsto dalla legge”.
    Liste d’attesa
    “Un hub di secondo livello, come l’azienda ospedaliera reggina, si identifica come ospedale per acuti, un posto in cui si trovano risposte per le patologie più gravi”. Il concetto è semplice ma sembra difficile praticarlo. E una delle conseguenze riguarda proprio liste d’attesa sempre più lunghe. “Non possiamo pensare di erogare tutta la diagnostica, dalla più semplice alla più complicata, per gli esterni – fa notare il direttore sanitario – perché se facciamo tutto questo con il numero di medici che attualmente abbiamo, di fatto non potremmo fare niente bene”. I rimedi? Innanzitutto ragionare con la medicina del territorio e selezionare le cose che può fare come, ad esempio, un semplice elettrocardiogramma. “Se i nostri cittadini pensano di doversi recare in ospedale per fare un esame di questo tipo, in teoria questo non dovrebbe più succedere perché noi dovremmo occuparci ad eseguire tutte le diagnostiche più complicate. Ma in ogni caso anche al nostro interno dovremmo rivedere tutti gli ambulatori, far rispettare ai medici gli orari e le giornate previste per le visite. Abbiamo quindi da fare un lavoro all’interno ed un altro con l’Asp. E questa è una di quelle cose per le quali occorre mettere mano al più presto”.
    I rapporti con la Medicina del territorio.
    Praticamente (quasi) inesistenti. Ma bisogna sottolineare il fatto che negli ultimi anni il piano di rientro ha, di fatto, cancellato tutta una serie di punti di riferimento sia ospedalieri che ambulatoriali ed allo stesso tempo non c’è stata una riorganizzazione dei medici di medicina generale o la realizzazione delle tante Case della salute che avrebbero dovuto fare da filtro con l’ospedale. “C’è da dire innanzitutto che noi e l’azienda sanitaria provinciale, da soli, non saremo mai autosufficienti – dice chiaramente Doldo – occorre una sorta di integrazione in diversi campi. Fin quando tutto questo mancherà metteremo i nostri concittadini nella condizione di soffrire, anche in un Pronto soccorso confortevole. Uno degli obiettivi per il prossimo anno da parte dell’azienda ospedaliera è quello di avere con l’Asp un colloquio su alcuni punti specifici per trovare delle soluzioni. Non ultimo, quello di considerare l’ospedale come ultima opzione per le patologie più gravi che non trovano soluzione sul territorio. Sarà un percorso lungo e complesso ma se non iniziamo non si andrà da nessuna parte, sia noi che l’Asp”. Per ultimo, un segnale confortante: viene dai risultati della “Bussola della trasparenza dei siti web”, promosso dalla presidenza del Consiglio dei Ministri. Si tratta del confronto annuale dei vari siti in cui vengono pubblicati tutti gli indicatori di risultato relativi alla trasparenza di ciascuna azienda ospedaliera italiana. “Eravamo messi male – dice ancora Doldo – siamo intervenuti in maniera energica e decisa su questi aspetti con la realizzazione di tutta una serie di attività come l’organismo di valutazione interna e adesso l’ultimo rilievo del venti dicembre colloca il nostro sito tra i primi in Italia per trasparenza”. Insomma, si intravede l’inizio di un cambiamento. Migliora anche l’accoglienza all’interno del’ospedale, all’ingresso e nei piani, grazie all’utilizzo dell’attività scuola-lavoro che permetterà a diversi studenti, dopo una apposita formazione, di dare risposte alla gente. Inoltre l’operazione decoro, cioè l’indizione di una gara per trovare materiale per rivestire le pareti dell’ospedale in maniera tale che la gente veda sempre pulito, “con l’auspicio che la stessa gente non sporchi”. Si sta curando anche la formazione dei volontari, affinché diano nel loro lavoro di supporto all’azienda una maggiore qualità. E sull’operazione E poi l’operazione culturale, per nulla facile, di far capire che il paziente dovrebbe essere veramente, e non a parole ma nei fatti, al centro di tutto. Difficile perchè fin quando gli organici, così come ha spiegato Doldo, sono ridotti al minimo e la richiesta è tanta, non si possono pretendere miracoli. “E’ tutto un sistema che si deve modificare e non è possibile farlo dall’oggi al domani – conclude il direttore sanitario – ma l’obiettivo è quello di percorrere una strada diversa. Di certo, l’aria all’interno dell’ospedale è cambiata”.

    Domenico Grillone