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    Frank Benedetto

    Reggio-Sanità, Benedetto: “Aiutateci a far rientrare ospedale nella normalità”

    di Domenico Grillone – Frank Benedetto, commissario dell’azienda ospedaliera Bianchi – Melacrino – Morelli, è innanzitutto un medico. Merce rara in questi ultimi decenni riguardo la guida dell’azienda (solo tre o quattro dalla sua nascita) per la quale si sono alternati quasi esclusivamente ingegneri, architetti ed altri professionisti che, pur svolgendo il loro compito con impegno e grande professionalità, non potevano certo eccellere in Medicina, nella sua organizzazione e in generale su temi riguardanti più da vicino il particolare e difficile mondo della Sanità. Nelle aziende ospedaliere lombarde, ad esempio, il trend adesso è quello di pescare tra quelle figure mediche che abbiano le competenze, non solo manageriali, a rivestire questi particolari e delicati compiti. E’ stato così anche per Benedetto, nominato commissario nell’aprile scorso, il quale durante un incontro informale assieme al direttore sanitario, Giuseppe Doldo, fa un po’ il resoconto degli aspetti più salienti dei suoi primi otto mesi d’attività.
    Pronto Soccorso – La buona notizia è che la commissione competente ha completato il collaudo riguardo il suo ampliamento. Questo vuol dire che teoricamente si potrebbe inaugurarlo anche tra pochi giorni. “Il Pronto soccorso rappresenta una piaga di questo ospedale – esordisce Benedetto – dal primo momento lo abbiamo individuato come una delle più grosse criticità dell’azienda: abbiamo trovato tutta una serie di iter procedurali molto lenti che dovevano essere espletati. Si tratta, al momento, di una parte del Pronto soccorso ricollocato e modernizzato all’interno della stessa struttura, la cui superficie risulta di gran lunga superiore a quella che attualmente lo ospita”. La superficie dell’intero Ps, infatti, è stata ampliata di almeno due terzi attraverso la realizzazione di un progetto previsto in due tempi. “Non possiamo permetterci di sospendere l’attività di Pronto soccorso – continua il commissario – per cui abbiamo lavorato negli spazi nuovi, quello laterale sud e la parte dell’Obi (osservazione breve intensiva). Queste due parti sono state già completate, pronte ad ospitare la struttura. Allo stesso tempo cominceremo i lavori riguardanti la parte centrale per i quali la ditta ha 74 giorni per completarla. Insomma, tra poco più di due mesi si avrà a disposizione l’intero Pronto soccorso. Nel frattempo si provvederà a trasferire il pronto soccorso nella parte già ristrutturata, proprio per dare un segnale forte alla città”. Cosa cambierà in tutto questo? II locali saranno dotati di tutti i confort – risponde Benedetto – compresa una appropriata climatizzazione. Ma soprattutto ci saranno gli ambulatori per ogni singola specialità, la Tac e la diagnostica radiologica. Non ci saranno, quindi, carrozzine che aspettano il paziente per portarlo in giro per le divisioni ospedaliere per effettuare gli esami diagnostici. Tutta l’attività si concentrerà all’interno del Pronto Soccorso”.
    Cardiochirurgia. Dopo aver fatto ridere tutto il Paese per la strana e paradossale situazione d’avere una cardiochirurgia pronta chiavi in mano ma da anni chiusa per mancanza di cardiochirurghi e personale vario (ma con il puntuale pagamento del leasing per acquistare la tecnologia necessaria), sembra che adesso si sia data un’accelerata per risolvere la questione. “Per la prima volta in Italia – spiega Benedetto riferendosi al bando per la scelta del titolare dell’unità operativa di cardiochirurgia per il quale sono state presentate 14 domande – abbiamo proceduto ad una modalità di sorteggio della commissione tramite la presenza del notaio. Questo per testimoniare la nostra voglia di lavorare nella massima trasparenza. Ed affideremo alle competenze della commissione la decisione della scelta del primario cardiochirurgo che deve essere il migliore reperibile rispetto alle domande presentate”. “L’obiettivo che vogliamo evidenziare – dice ancora il commissario dell’azienda ospedaliera – è che siamo usciti fuori da quelle logiche per le quali qualcuno potrebbe pensare che dietro ad ogni concorso ci sia una strategia o qualcosa di già precostituito. Noi, procedendo a tal modo, semplicemente vogliamo cercare il meglio. E in maniera sperimentale perché nessuna azienda ospedaliera in Italia ha pensato di procedere attraverso la presenza di un notaio”.
    Una procedura adottata non solo per la Cardiochirurgia ma anche per i concorsi riguardo l’individuazione dei 5 primari (Pronto soccorso, Medicina d’urgenza, Gastroenterologia, Chirurgia toracica, Pneumologia, Ostetricia e Ginecologia) i cui relativi bandi sono stati pubblicati pochi giorni addietro. “Si tratta di 5 primari che andranno a dirigere cinque reparti vitali per l’ospedale – evidenzia il commissario – e ciò permetterà di cambiare volto alla struttura ospedaliera. Quel che è certo è che porteremo avanti le procedure senza perdere tempo. Verso Pasqua saremo nelle condizioni di avere tutto l’organico a disposizione”. Ed infatti è in corso una procedura di mobilità, già completata, per sette cardiochirurghi. Per i previsti sei cardioanestesisti, posti rimasti vacanti e quindi non selezionati all’interno delle procedure di mobilità, si procederà con il concorso. Ci sono ancora i tre perfusionisti da prendere mentre per quanto riguarda gli infermieri ne sono stati assunti 25. “Il cardiochirurgo che andremo a selezionare per primo – aggiunge Benedetto – avrà un ruolo importante nella scelta di tutto il personale. Perché il titolare dell’unità operativa ha un ruolo all’interno della commissione nella scelta del personale. E’ un po’ come una squadra di calcio spesso costruita in massima parte secondo i desideri dell’allenatore. Reggio e la Calabria meritano di avere una grande cardiochirurgia”. Sul fronte economico c’è da dire che la Regione Calabria spende circa 37 milioni di euro per emigrazione sanitaria e la provincia di Reggio circa 11 milioni per un totale di circa il 50 per cento di emigrazione passiva per interventi extraregionali. Adesso, con la prossima entrata in funzione della cardiochirurgia, la spesa si dovrebbe contrarre di parecchio. Ma ad un patto. “Dobbiamo offrire prima il servizio accompagnato dalla qualità – auspica Benedetto – in modo tale da conquistare la fiducia degli utenti. Si tratta di un processo lungo ma alla fine la migrazione passiva si ridurrà soltanto a quella fisiologica. Vorremmo finirla di far partire gli elicotteri per trasportare i pazienti in altri ospedali, vorremmo esattamente la situazione inversa, vorremmo far arrivare gli elicotteri in città. Perché Reggio ha le qualità e le competenze per diventare un centro di riferimento per l’Italia meridionale”.
    “Stiamo cercando di dare a quest’ospedale un’impronta di normalità, è quello che ci interessa di più. In modo tale che il cittadino, quando si rivolge ad esso trovi cure ed assistenza e soprattutto la qualità che merita un ospedale come quello di Reggio. Questo è l’augurio che ci sentiamo di dare ai nostri concittadini per il Natale. In questo caso, noi che stiamo all’interno da tanti anni, ci stiamo prodigando per ottenere dei risultati migliori, per tentare di colmare il gap culturale, assistenziale che esiste tra Nord e Sud. E per questo motivo stiamo impiegando moltissime energie, con non poche difficoltà. Perché bisogna cambiare le logiche, la mentalità, il modo di pensare, ed allo stesso tempo avere il coraggio di prendere decisioni difficili. Se dovessi lanciare uno slogan, direi: “Aiutateci a cambiare e far rientrare l’ospedale nella normalità”.

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