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Reggio, offerta quasi inesistente di cure domiciliari ed Rsa

21 Novembre 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Macramè, ‘Dipartimento unico, Salute e Welfare, per corretta assistenza domiciliare’

“La famiglia resta a Reggio Calabria, (ed in regione), la protagonista essenziale delle risposte alla crescente domanda di cura per gli anziani”. Si tratta di uno dei tanti risultati della ricerca su “Le sfide dell’invecchiamento per le politiche sociali e per la coesione territoriale in Europa, Italia e Calabria, nata all’interno dell’azione “Cost IS1102 SO.S. Cohesion” (Social Services, Welfare States and Places, finanziata dalla European Science Foundation ‘2012-15’ e coordinata dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria), il cui obiettivo era analizzare e confrontare i processi di ristrutturazione del welfare negli ultimi 30 anni, soprattutto a seguito della recente crisi economica, che si è tradotta quasi ovunque in tagli alla spesa sociale. La presenza di 24 paesi europei nella rete delle unità di ricerca coinvolte nell’azione ha permesso di identificare, secondo quanto scritto nell’abstract della ricerca, “le principali tendenze nella programmazione e regolazione dei servizi”. Lo studio, coordinato dalla docente di Politiche e strategie per la Coesione territoriale della Mediterranea, Flavia Martinelli, con l’apporto delle ricercatrici Stefania Barillà e Angela Bagnato della stessa Università, dimostra che a Reggio Calabria (e in Calabria), non vi è ri-familizzazione, come in altre parti del paese e dell’Europa, ma si conferma un ‘familismo di default’, cioè una internalizzazione nella famiglia di tutte le responsabilità di cura. “La famiglia – si legge nella presentazione della ricerca – resta uno degli attori meno visibili nell’orizzonte di programmazione del welfare, senza alcun riconoscimento politico, sociale ed economico del lavoro di cura. In un contesto di offerta limitata e di accesso sempre più selettivo e residuale ai servizi, si generano così forme crescenti di esclusione sociale, sia per gli utenti che per i loro familiari”. L’esempio viene dall’offerta pubblica di strutture residenziali socio-sanitarie accreditate: la Calabria, si legge nella ricerca, e’tra le regioni con il più basso livello di copertura di residenze sanitarie assistenziali (Ministero della Salute ‐ SIVEAS 2013). La provincia di Reggio Calabria mostra un tasso di copertura che e pari alla metà del valore regionale. Il tasso di copertura a livello comunale ha un valore “francamente imbarazzante”: la più grande città della Calabria può contare sul territorio comunale solo di 22 posti letto in un’unica RSA (residenza sanitaria assistenziale) con una copertura pari a 0.63 posti letto ogni mille abitanti anziani. Nulla cambia anche per quanto riguarda l’offerta pubblica di strutture residenziali socio assistenziali: anche in questo caso il comune di Reggio Calabria mostra un basso livello di copertura generale ed un tasso ancora più basso tra le strutture convenzionate: 40 posti nelle stesse strutture (2 a fronte di 12 non convenzionate), pari ad un tasso di copertura di 1.15 ogni mille abitanti anziani.
Per quanto riguarda poi l’assistenza domiciliare integrata, nell’ambito della regione, la Provincia di Reggio Calabria conferma un ulteriore record negativo con il più basso livello di copertura del servizio nel 2012 (1.8%). Nel comune di RC non sono mai stati avviati i PUA (Punto unico di accesso), nati con lo scopo di interpretare i bisogni dei soggetti più fragili e incanalare in modo corretto le loro richieste al servizio sanitario a partire dal momento in cui devono esprimere le loro necessità. Più in generale, aiuta coloro che si devono orientare nel sistema dei servizi sanitari e socio sanitari). E l’assistenza domiciliare integrata è stata avviata in maniera sperimentale attraverso la realizzazione di patti di accreditamento provvisori qualche mese prima della programmazione del Servizio a livello regionale nel 2006. Sette cooperative sono state scelte per erogare il servizio ADI, spesso interrotto in questi ultimi anni per il ripetuto mancato pagamento delle prestazioni da parte dell’azienda sanitaria provinciale. Certo, si tratta di risultati preliminari, considerati a tal modo dagli stessi ricercatori. Ma già altamente indicativi di una situazione che, se non si interverrà in maniera decisa, diverrà sicuramente insostenibile, oltre che drammatica, per la popolazione anziana, destinata inesorabilmente a crescere.

Domenico Grillone

Tags: curedomiciliareRsa
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