Si chiude con tutte le condanne delle 17 persone imputate il processo scaturito dall’inchiesta “Km 24”. Questo pomeriggio il gup Olga Tarzia, pur comminando pene di lunga inferiori rispetto alle richieste avanzate circa un mese fa dal pm Giovanni Calamita, ha avvalorato la tesi accusatoria. L’operazione antidroga “km24” è stata messa a segno il 10 febbraio scorso quando la Squadra Mobile della Questura reggina insieme agli agenti del commissariato di Condofuri ha compiuto 22 arresti tra Calabria, Lombardia ed Emilia Romagna. Le accuse mosse sono, a vario titolo, quelle di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, vendita, detenzione, trasporto e cessione illecita di cocaina ed eroina; ad una persona fu anche contestato il reato di “morte come conseguenza di altro delitto”, ossia per aver comportato la morte per overdose di un uomo al quale gli spacciatori avrebbero ceduto lo stupefacente. Per la Dda sarebbe stata dimostrata l’esistenza di un ingente traffico di stupefacenti che gli investitori riconducono “ad un’articolata associazione criminale” con base operativa a Melito di Porto Salvo, con una rete di distribuzione che andrebbe dal versante ionico di Reggio Calabria fino a Villa San Giovanni. L’organismo apicale dell’organizzazione criminale, secondo l’accusa, dotato di maggior potere commerciale e contrattuale, sarebbe stato rappresentato da Rocco Mandali, Amarildo Canaj, che insieme ad altri soggetti, riuscivano a piazzare sul mercato diverse partite di sostanza stupefacente. Nello specifico, sempre secondo l’accusa, Mandalari, Canaj erano i capi, mentre Caterina Ierardo,collaborava strettamente con loro, fornendo supporto logistico ed organizzativo e partecipando materialmente alla distribuzione. Stando alle carte dell’inchiesta, il 25 aprile del 2010, una delle ennesime cessioni di sostanza stupefacente da parte del duo Mandalari-Canaj avrebbe avuto come diretta conseguenza la morte per overdose di Mario Negro, trovato cadavere all’interno di uno dei bagni di una comunità terapeutica di Pellaro,alla periferia Sud di Reggio Calabria, con accanto una siringa, un cucchiaino e un accendino.Questo il dettaglio della sentenza emessa dal Gup Olga Tarzia: Pina Alampi 3 anni di reclusione, Vincenzo Luciano Alberti 2 anni e 2 mesi di reclusione, Liliana Barbuto 3 anni di reclusione, Pasquale Barresi 1 anno e 6 mesi di reclusione, Vittoria Sharon Beier 3 anni e 2 mesi di reclusione, Paolo Calabrò 1 anno e 8 mesi di reclusione, Amarildo Canaj 5 anni e 10 mesi di reclusione Domenico Falletti 3 anni di reclusione, Alessandro Ferraro 3 anni e 8 mesi di reclusione, Domenico Giuffrè 3 anni e 6 mesi di reclusione, Giorgio Giuseppe Iaria 3 anni e 4 mesi di reclusione, Caterina Ierardo 3 anni di reclusione Rocco Mandalari 7 anni e 8 mesi di reclusione, Demetrio Missineo 3 anni di reclusione, Luigi Pitarelli 3 anni di reclusione Carmelo Santo Rogolino 1 anno e 8 mesi di reclusione, Francesco Stilo 2 anni e 10 mesi di reclusione.
(An.Pa)





