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    struttura hospice di melicucco

    Spesi oltre 500mila euro ma non c’è futuro per l’hospice di Melicucco

    di Domenico Grillone – Denaro pubblico calpestato, buttato al vento come succede spesso in Calabria, per colpa dei dirigenti e degli amministratori pubblici La storia dell’Hospice di Melicucco, per il quale sono stati spesi, invano, più di 500mila euro, rappresenta in maniera emblematica, assieme a tante altre storie, come la sanità in regione sia diventata adesso una questione da affrontare con urgenza ed in maniera radicalmente diversa rispetto al passato. E ci sarà pure un motivo se sono scesi in migliaia in piazza in questi ultimi dieci giorni, dalla fascia ionica a quella tirrenica, per protestare contro i tagli alla sanità pubblica e per il diritto alla salute. E soprattutto per difendere i vari nosocomi cittadini: dall’ospedale “Santa Maria degli Ungheresi” di Polistena a quello di Gioia Tauro e Locri, tutte strutture sanitarie ospedaliere pronte ad essere penalizzate nei vari servizi o addirittura cancellate in ossequio al piano di stabilità e a quello di rientro della Regione Calabria.
    Ma tra i cittadini che l’altro ieri sono scesi in piazza a Polistena, assieme ai tanti sindaci della Piana, c’erano quelli di Melicucco con gli operatori dell’Hospice, quest’ultimo progettato più di dieci anni addietro, in ossequio al Decreto n. 466 della Giunta regionale dell’agosto del 2000. Decreto che proponeva, a determinate condizioni, il programma regionale rivolto alle aziende sanitarie per la realizzazione dei centri residenziali di cure palliative (gli hospice). Nell’ostello della Gioventù di Melicucco, di proprietà del Comune e donato in comodato d’uso all’azienda sanitaria, avrebbe dovuto sorgere il secondo hospice della provincia reggina, dopo quello di Via delle Stelle a Reggio. I lavori di adeguamento per un importo di 500mila euro, su 700 richiesti, cominciati nel 2008 si sono conclusi nel 2010. Nel frattempo, in attesa degli altri 200mila euro che dovevano arrivare attraverso la Regione per il pagamento dei progettisti e per l’acquisto degli arredi sanitari, si è assistito ad una serie di ripetuti atti vandalici nei confronti della struttura. Alla fine, dopo l’investimento di importanti risorse, tutto diventa inutile, visto il decreto del commissario Scura (del luglio del 2015 sulle linee guida sulle cure palliative e in generale sugli hospice), che cancella la preziosa struttura sanitaria. La giustificazione del commissario Scura e del sub commissario Urbani è quella di una ridistribuzione più equa degli hospice calabresi. Si cancella Melicucco, quindi, per la realizzazione di altri due hospice, a Paola e Rogliano, due Comuni molto vicini e con una popolazione assolutamente inferiore rispetto a quella della piana di Gioia Tauro. Decisioni, tra l’altro, prese senza coinvolgere i dirigenti preposti sul territorio per le cure palliative. A poco, al momento, è valso il tentativo dell’amministrazione comunale di rimodulare l’offerta proponendo a Scura il ridimensionamento dei posti letto, da 12 ad 8, a favore degli hospice, ancora da costruire, di Roglianoe Paola. Eppure il fabbisogno dei posto letto in questo settore, sancito dalla Conferenza Stato – Regioni, indica un posto letto di hospice ogni 56 malati di cancro. Non esiste ancora un registro provinciale dei Tumori pienamente operativo ma si presuppone che su 4mila morti l’anno per cancro in Regione, 1500 siano ascrivibili nella provincia reggina. Quindi, secondo i numeri, alla provincia reggina spetterebbero, tra l’hospice di Via delle Stelle, quello di Melicucco e Siderno, un totale di 30 posti letto. Ed in un contesto territoriale, il distretto dell’area tirrenica della provincia reggina, privo anche di assistenza domiciliare di cure palliative. Solo che, deciso che Melicucco al momento non aprirà, restano i 10 posti letto dell’hospice reggino perché quello di Siderno sarebbe stato fruibile già un paio di anni fa se non fosse stato anch’esso lasciato nell’abbandono e nell’incuria e quindi oggetto di attrazione di ladri su commissione che hanno rubato il rame dagli impianti appena installati e quindi al momento inutilizzabile.

    Paola Serranò
    Paola Serranò

    “Il problema – spiega Paola Serranò, oncologa medico e dirigente dell’unità organizzativa delle cure palliative dell’azienda sanitaria provinciale reggina – è che la politica fino a poco tempo addietro ha dato ascolto a persone legate ad un potere politico molto utilitaristico, clientelare. La sanità calabrese, ed in particolare quella che riguarda la provincia reggina, è stata affidata a poche persone che avevano interessi specifici senza guardare alla globalità dei bisogni”. Uno dei tanti esempi viene, sempre secondo quanto racconta la dottoressa Serrranò, il mancato confronto dei vertici della Regione con il coordinamento delle cure palliative e delle terapie del dolore. “Il coordinamento ha svolto un lavoro egregio di visibilità sui tavoli tecnici ministeriali ma – aggiunge l’oncologa, in sostanza ha fallito nella sua Regione perché la stessa commissione di coordinamento ha trovato molte resistenze. E sulla stesura del decreto Scura siamo stati chiamati solo per illustrare il documento, senza chiedere il nostro, parere o suggerimenti”. Risorse mai utilizzate e mai arrivate a destinazione, progetti solo sulla carta e mai realizzati fanno da corollario ad una politica sanitaria che continua ad essere miope, anche nei confronti delle cure palliative, “ancora negate – conclude Serranò – ai cittadini per colpa di una insana politica”.