di Angela Panzera – La ‘ndrangheta in Svizzera c’è, è operatività, assoggetta il territorio attraverso l’intimidazione e deve sempre dare conto al “Crimine” di Polsi. È una sentenza storica quella emessa pochi minuti fa dal gup Domenico Santoro che ha condannato a 14 anni di carcere Antonio Nesci e a 12 anni Raffaele Albanese coinvolti nell’inchiesta “Helvetia ritenuti colpevoli di associazione mafiosa e in particolare di aver fatto parte di un locale di ‘ndrangheta attivo in Svizzera. Nella scorsa udienza il pm antimafia, Antonio De Bernardo, durante la propria requisitoria, aveva invocato la condanna a sedici anni di carcere per Antonio Nesci e a quattordici per Raffaele Albanese, difesi dai legali Emanuele Genovese e Giovanni Vecchio. Il gup ha deciso per pene più basse, ma tesi dell’accusa erano fondate: in Svizzera c’è una cellula di ‘ndrangheta da almeno 40 anni. Stando a quanto contestato dalla Dda Nesci, alias “chiacchiarune” oppure “la montagna della Svizzera”, nel corso delle riunioni di ’ndrangheta avrebbe dettato ed impartito le disposizioni per la conduzione delle attività illecite tipiche del sodalizio criminale incitando i più giovani – ai quali assicurava la sua disponibilità ed il proprio sostegno – ad occuparsi del traffico di droga. Per i due imputati, accusati di far parte della ‘ndrangheta, si era aperto uno spiraglio di luce quando la Corte di Cassazione annullò con rinvio , ad un’altra sezione del Riesame, l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Olga Tarzia. In sede di rinvio Tdl ha dato ragione alla Procura antimafia dello Stretto confermando la gravita indiziaria a carico di Nesci e Albanese. Dello stesso avviso è stato il gup, le cosche in Svizzera sarebbero propaggini della ‘ ndrangheta e quindi alle dipendenze del “Crimine” di Polsi. Secondo l’operazione “Helvetia” sarebbe stata confermata l’esistenza e l’operatività – già dagli anni settanta – della “locale” di Frauenfeld, al cui comando vi è Antonio Nesci- L’analisi complessiva delle risultanze investigative hanno consentito per la prima volta in assoluto, di apprendere dettagli e caratteristiche del contesto criminale elvetico con riguardo alla struttura di ‘ndrangheta in quel territorio. Il dato essenziale appurato –ha riguardato la piena operatività da circa 40 anni dell’articolazione di ‘ndrangheta insediata in territorio elvetico ed in particolare nella città svizzera di Frauenfeld «La nostra società è formata da 40 anni », dirà Nesci intercettato. La sentenza del gup Santoro, considerato che ha sposato l’impianto accusatorio, ha scritto una pagina importante nel contrasto alla criminalità organizzata e ha messo a segno anche una importante pronuncia che sicuramente verrà ricordata nella giurisprudenza. Dopo l’inchiesta “Crimine”, anche quella denominata “Helvetia” si annovera fra i filoni di indagine che hanno dimostrato l’esistenza, e l’operatività, della ‘ndrangheta al di fuori dei confini nazionali. Calabria, Lombardia, Piemonte, Liguria e adesso anche la Svizzera. La Dda presenta il conto alla criminalità organizzata internazionale.





