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    Addio a Marco. Strazio e commozione ai funerali del giovane ucciso a Catanzaro

    di Clara Varano – Lacrime e commozione. Lo strazio di una madre rimasta con le braccia vuote, che non potrà più stringere il suo ragazzo per confortarlo, per consolarlo. Una bara bianca portata in spalla dagli amici. Sopra la maglia della sua Juventus e la sua foto. Sta lì, al centro della chiesa con l’affetto di amici e parenti, compagni di squadra, che lo circondano. Marco Gentile non c’è più. Sabato sera la sua vita è stata stroncata da una coltellata alla gola. Il buio e poi niente. Resta il dolore di una vita spezzata troppo in fretta, spezzata da una stessa vita per nulla facile. E nelle parole di Don Mimmo Battaglia, il parroco che ha officiato i funerali a Catanzaro, torna il dolore, ma anche la speranza, l’amore di Cristo.

    “Due vite precipitate dentro la stessa bara. Un buco nero che un tempo era vita. Una madre privata della sua stessa fonte di vita”. Con queste parole è iniziata l’omelia.

    funerale gentile4C’erano tutti, parenti, amici, compagni di squadra, tutti in lacrime alla vista del feretro al centro della chiesa. “Era giovane Marco – continua dall’altare don Mimmo rivolgendosi ai numerosi ragazzi presenti – giovane come voi che oggi lo piangete. A voi che siete stati spettatori privilegiati della sua vita chiedo di seminare nei vostri cuori il seme della speranza e non quello della vendetta. L’odio avvelena, difendetevi scegliendo l’amore”.
    E parlando alla madre del ragazzo don Mimmo ha aggiunto: “Non posso restituire Marco al tuo abbraccio, ma posso dirti, Anna, di stringere a te come tuoi, tutti i giovani che sono qui oggi seguendo l’esempio della madre di Gesù”.
    funerale gentile8Una vicenda l’omicidio Gentile che “ha scosso – ha proseguito il parroco – un’intera comunità, che resterà indelebile nella memoria di noi tutti e che mi auguro cambi il significato della vita di molti. Per questo vi chiedo perdono a nome di tutti gli adulti, perché vi abbiamo lasciati soli. Aiutateci a capire se sbagliamo con voi, dove sbagliamo, insegnateci a starvi vicino”.
    E nelle parole di monsignor Vincenzo Bertolone, che ha inviato una lettera alla famiglia di Marco torna il nome di Nicolas Sia, il giovane accusato d’aver ucciso Marco: “A lui mi rivolgo – scrive il presule – sperando che cerchi la luce nel signore. Solo una vita illuminata dalla presenza di Cristo potrà riscattarlo da questo gesto. Siate forti – conclude Bertolone rivolgendosi ai familiari di Marco – e non lasciatevi travolgere dalla confusione. funerale gentileCi sono momenti in cui bisogna prediligere il silenzio per ascoltare la voce di Cristo oltre la morte”.
    Centinaia di persone e un lungo applauso accompagnano il feretro fuori dalla chiesa dove gli amici fanno volare palloncini Bianconeri. Questo è l’ultimo saluto all’amico di sempre, al conpagno di giochi, al bambino di un tempo e al piccolo uomo di oggi.
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