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Reggio – Saggezza: la Dda hiede 400 anni di carcere per le cosche della Locride

11 Settembre 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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tribunale processo sentenza

Di Angela Panzera – È durata oltre cinque ore la requisitoria del sostituto procuratore Antimafia Antonio De Bernardo impegnato a sostenere l’accusa nei confronti delle 43 persone imputate a Locri nel maxi processo scaturito dall’inchiesta “Saggezza”. Oggi l’ufficio di Procura ha effettuatole proprie richieste di condanna al Tribunale presieduto dal giudice Alfredo Sicuro. Invocati quasi 400 anni di carcere con richieste di condanna che oscillano dai 4 anni ai 26 anni di detenzione. Alla sbarra ci sono presunti membri delle “locali” di Antonimina, Ardore, Canolo, Ciminà e Cirella di Platì. Ed è proprio da questi cinque territori che sarebbe composta la “Corona”, una struttura organizzativa all’interno della ‘ndrangheta, mai emersa in precedenza. Il 29 aprile dello scorso anno il gup Barbara Bennato, all’esito del processo abbreviato ha messo a segno una svolta storica nel contrasto alla criminalità organizzata, ma anche alla comprensione di questo fenomeno, perché sancisce per la prima volta l’esistenza della “Corona”: «Una struttura intermedia, dai contorni ormai ben definiti, – è scritto in sentenza – posta superiormente ai locali,le unità territoriali di base, articolata in modo da associare alcune piccole realtà territorialmente simili e facente parte a pieno titolo della più ampia associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta». Tale struttura, risultata essere legata con gli ambienti della politica e delle logge massoniche, per gli inquirenti e per il gup,sarebbe retta da Vincenzo Melia, deceduto nel corso del processo di primo grado, e Nicola Romano attualmente imputato dinnanzi al Tribunale di Locri. Antonimina è il punto partenza della “Corona”, ma ci sarebbero anche Canolo, Ciminà, Gerace, Portigliola, Ardore e Cirella di Platì. «I locali costituenti la Sacra Corona erano stati sino ad alcuni anni prima delle cellule autonome, sebbene legate alle più complesse realtà mafiose di Locri, Bovalino, Platì e Siderno. L’indagine ha dimostrato il parziale mutamento delle dinamiche del passato ed il rapporto di collaborazione e mutuo soccorso – invece di quello di subordinazione – tra i locali minori e gli altri storicamente più noti e ramificati». Il processo è stato aggiornato al prossimo 17 settembre quando inizieranno gli interventi dei difensori. La sentenza è attesa per il 28 settembre.

Tags: Ddandranghetapmprocessorequisitoriasaggezza
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