di Natia Malaspina – Deontologia e correttezza professionale al centro del dibattito “La responsabilità civile dei magistrati” organizzato dal Consiglio dell’Ordine, con il coinvolgimento di Lapec e della Camera Penale di Reggio Calabria, ospitato nella sala della Provincia. Dopo i saluti di Alberto Panuccio, Presidente Consiglio dell’ordine degli avvocati di Reggio Calabria, e Iside Russo Presidente Lapec sezione reggina si è entrati nel vivo del dibattito moderato e condotto dall’avvocato Carlo Morace, vicepresidente Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria.
Un convegno di alto livello che ha toccato tutte le tematiche tecniche della nuova normativa, entrata in vigore lo scorso febbraio, che riforma la legge Vassalli (legge 13 aprile 1988, n. 117) in tema di “risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati” a favore di un raccordo con il diritto dell’Unione Europea.
Innegabile come il sistema giustizia stia soffrendo ma la nuova riforma divide i fronti. Diversi i pareri, anche discordanti, emersi durante i lavori su una tematica strettamente attuale come la riforma della giustizia. Ha criticato da una parte e ammesso dall’altra la necessità della riforma n°18, il giudice Giovanna Napoletano, Presidente Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere e di Magistratura Indipendente. Si è soffermato sulle insufficienze della legge Valerio Spigarelli, penalista del foro di Roma, secondo cui vi è il rischio «che le interpretazioni giurisprudenziali che si volevano evitare possano ritornare». Ha posto in evidenza l’illegittimità costituzionale della nuova normativa per l’eliminazione del filtro d’ammissibilità anche il Procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo.
«Da un lato c’è chi ritiene la normativa insufficiente perché ancora non raggiunge l’obiettivo di garantire il risarcimento del danneggiato e c’è chi – ha spiegato l’avvocato Morace – vede in quest’allargamento della responsabilità, un eventuale attentato all’indipendenza e autonomia dei magistrati». E ricorda come la precedente disciplina era stata oggetto di una condanna dell’Italia con la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 24 novembre 2011, e aveva provocato l’apertura di due procedure di contenzioso con la Commissione europea. «La modifica che è stata fatta, forse, è insufficiente da questo punto di vista – ha aggiunto Morace – Spetta poi alla giurisprudenza, e quindi agli stessi giudici, valutare come deve essere interpretata la normativa e questo, secondo me, fa venire meno che si possa parlare di un attentato all’autonomia e indipendenza dei giudici. Il magistrato rimarrà, comunque, responsabile per i fatti costituenti reato commessi nell’esercizio delle sue funzioni».






