Che fine fanno i soldi degli emotrasfusi del cosiddetto caso “Poggiolini” degli anni ’90? Se l’è domandato Janfer Critelli, l’avvocato di Nicola Scrozafava che da anni lotta contro l’Emofilia, l’Epatite C contratta a causa dello Stato e contro la burocrazia della Regione Calabria. Per vederci chiaro e capire se sui ritardi dei pagamenti ci siano responsabilità penali Nicola Scorzafava, tramite il suo avvocato ha presentato una querela/denuncia contro la Regione Calabria e chiunque sia responsabile. La domanda è: “Che fine fanno quei soldi?”. Per accertare se ci siano responsabilità Nicola ed il suo avvocato si sono rivolti alla Procura della Repubblica.
L’avvocato Critelli cura la pratica di Nicola gratuitamente, insieme alla collega Isabella Torano per la fase civile di adeguamento secondo la Corte Europea dei Diritti Umani e risarcimento danni, con lo scopo “di ottenere luce, verità e giustizia per chi nella società è considerato più debole”, una battaglia per far rispettare i diritti Umani Inviolabili. “Quello che vogliamo – ha sottolineato l’avvocato – è che vengano scoperti e puniti i responsabili, se ci sono, ma soprattutto lo scopo è che il vitalizio sia erogato con regolarità ogni due mesi”.
Gli indennizzi, previsti dalla legge 210/92, fino al 2011 venivano erogati regolarmente. Qualcosa, poi, è cambiato con il governo Scopelliti e nonostante le rassicurazioni dell’ufficio preposto all’erogazione, da allora gli emotrasfusi hanno detto addio alla regolarità. Anche l’avvocato Francesco Pitaro, che rappresenta un altro emodaneggiato di Catanzaro, ha presentato e notificato qualche mese fa una diffida e messa in mora al presidente della Regione Calabria ed al ministero della Salute, proprio per chiarire i motivi dei ritardi che in quel caso erano diverse mensilità, come riportato sul quotidiano “Gazzetta del Sud”. Nicola aspetta le ultime tranche del 2014 e tutto il 2015, si parla di migliaia di euro che Nicola non ha potuto utilizzare per sé e per la sua famiglia.
Clara Varano






