di Clara Varano – “Sono stanco. Ho una bambina di 5 anni e non riesco più a guardarla”. Ha gli occhi bassi Nicola Scorzafava quando racconta di sua figlia e ci parla della storia che lo affligge da una vita. Lui, 44 anni, è uno dei tanti emodanneggiati calabresi che dal 1992 lotta contro una malattia procurata dal sangue infetto distribuito dalle case farmaceutiche in quegli anni.
Nicola è nato emofiliaco, una malattia che lo costringe sin da giovane ad assumere periodicamente emoderivati e proprio negli anni ’90, ha contratto l’Epatite C. Quelle sacche contenente sangue “ad alto rischio” lo hanno fatto ammalare. Parliamo di una delle pagine più scure e dolorose di mani pulite quella che ha coinvolto Duilio Poggiolini, all’epoca direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità. All’epoca fu accertato che case farmaceutiche utilizzarono sangue di persone considerate ad alto rischio mettendolo a disposizione degli ospedali. Nicola e il fratello si infettarono. “Il vitalizio che mi è stato riconosciuto ammonta – ci spiega Nicola – a poco più di mille euro da erogare bimestralmente, erogazione, però, che non avviene con puntualità. Questo mi costringe o a chiedere sostegno ai miei genitori, che sono pensionati, oppure ad andare a lavorare quando fisicamente ce la faccio per guadagnare una cinquantina di euro e riuscire a comprare il latte a mia figlia. Io sono stanco e mi sento umiliato. La mia dignità viene calpestata quotidianamente”.
La malattia da cui è affetto Nicola gli impedisce di condurre una vita normale e ogni volta che va a lavorare, con quello che trova, per lo più lavoretti manuali, rischia la vita.
“Quello che mi domando – chiede Nicola – è perché non sono puntuali? Quei soldi per noi sono dei diritti quesiti. Noi siamo già ammalati e in più per colpa del governo di allora alla nostra malattia si è aggiunta una condanna. Mio fratello è morto. A me chi lo restituisce?”.
Rabbia per sé, per il fratello morto qualche tempo fa perché con quella trasfusione si era infettato con l’Aids, ma anche per tutti gli altri emotrasfusi calabresi che si trovano nelle sue stesse condizioni. “La Calabria è l’unica regione con dei ritardi. Perché? Se quei soldi ci sono dovuti e arrivano nelle casse della ragioneria della Regione, perché a noi vengono date con irregolarità oppure con il contagocce? Perché io devo elemosinare ciò che mi è dovuto per diritto?”. Sono tutte le domande che Nicola si pone quotidianamente e alle quali non trova risposta. “Che significa che questo mese hanno pagato fino alla lettera ‘R’ e chi viene dopo come me ed altri, devono aspettare? I soldi quando arrivano arrivano con preciso indirizzo, dopo che fine fanno?”.
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