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Reggio, ‘Piccolo Carro’: sconti di pena in appello per la ‘talpa’ Zumbo, Ficara e Praticò

4 Marzo 2015
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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Reggio – “Piccolo Carro”, chiesta conferma delle condanne. Anche per Giovanni Zumbo

di Angela Panzera – Lievi sconti di pena, ma la Corte d’Appello di Reggio Calabria conferma in toto l’impianto accusatorio per i tre imputati del processo “Piccolo Carro”. Rispetto ai 16 anni e 8 mesi rimediati in primo grado, Giovanni Zumbo è stato condannato a 11 anni di carcere. Stessa pena inferta dalla Corte d’Appello, presieduta da Lilia Gaeta, per Demetrio Praticò che in primo grado è stato condannato a 15 anni e 8 mesi di reclusione. Il boss Giovanni Ficara passa invece da una condanna a 11 anni e 6 mesi a 8 anni e 2 mesi di detenzione. Per tutti e tre gli imputati i giudici di piazza Castello hanno dichiarato la prescrizione in merito ad un capo di imputazione. Zumbo, assistito da Emanuele Genovese, è stato quindi riconosciuto colpevole, anche in questo grado di giudizio, di concorso esterno, Praticò,difeso da Basilio Pitasi e Vincenzina Leone, di associazione mafiosa mentre Ficara, assistito da Francesco Calabrese e Marilena Barbera, di reati inerenti armi e simulazione di reato aggravati dalle modalità mafiose. Questi ultimi reati erano contestati anche agli altri due coimputati. Per i tre imputati alla sbarra il sostituto procuratore generale, Danilo Riva, aveva invece chiesto la conferma della sentenza emessa il 4 marzo del 2013 dal Tribunale reggino presieduto da Olga Tarzia. Alla luce della sentenza emessa oggi dalla Corte d’Appello reggino, seppur con quale rimodulazione di pena rispetto a quelle inferte in primo grado, regge l’impianto accusatorio sostenuto dal pm antimafia Giovanni Musarò. Il processo “Piccolo Caro” ha come oggetto quanto verificatosi durante la visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il 21 gennaio 2010; in questa data i Carabinieri ritrovarono un’auto carica di armi ed esplosivo a poche centinaia di metri dall’aeroporto “Tito Minniti”. A fornire la “soffiata” ai militari sull’auto-arsenale sarebbe stato proprio Zumbo. Questo però, sarebbe stato uno stratagemma elaborato dal boss Giovanni Ficara che avrebbe voluto accollare la responsabilità al cugino Pino, con il quale da tempo vi erano dei dissidi per ragioni d’affari. Un’auto che i Carabinieri rintracceranno grazie allo zampino della “talpa” Zumbo, che fornirà la notizia all’appuntato Roberto Roccella, per cui la Dda ha chiesto il rinvio a giudizio, con cui avrebbe portato avanti un rapporto confidenziale. Ma Zumbo sarà anche l’uomo che, nella casa di Bovalino del boss Giuseppe Pelle, alla presenza dello stesso Ficara, rivelerà particolari d’indagine sulla maxioperazione “Crimine”, molti mesi prima che questa venga portata a compimento, il 13 luglio 2010. Intercettato è lo stesso Zumbo a presentarsi a Pelle, spendendo una credenziale importante: la sua appartenenza ai servizi segreti, con i quali – sostiene – ha rapporti più che radicati. «Ho fatto parte di… e faccio parte tuttora di un sistema che è molto, molto più vasto di quello che (…) – raccontava Zumbo, presentandosi a don Peppe Pelle – ma vi dico una cosa e ve la dico in tutta onestà: sunnu i peggio porcarusi du mundu(sono gli schifosi peggiori al mondo, ndr) e io che mi sento una persona onesta, e sono onesto, e so di essere onesto… molte volte mi trovo a sentire… a dovere fare… non a fare a fare, perché non me lo possono imporre, ma a sentire determinate porcherie che a me mi viene il freddo!». Una figura più che “ambigua” quella di Giovanni Zumbo. Per anni, infatti, sarà custode giudiziario per conto dei Tribunali, allorquando amministrerà anche beni sequestrati a cosche storiche come i Molè di Gioia Tauro. Tra Tribunali e politica -lavorerà anche nella segreteria del politico Alberto Sarra-, Zumbo avrebbe dunque allargato la propria rete di conoscenze e per la Dda fra queste conoscenze ci sarebbero anche quelle strette con ambienti della criminalità organizzata.

Tags: Appellopiccolo carroprocessoZumbo
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