di Angela Panzera – Impartiva direttive dal carcere ai familiari, presunti sodali della ‘ndrina. Questo è il motivo per cui la Dda di Reggio Calabria ha chiesto e ottenuto il carcere duro per Matteo Alampi (in foto), l’imprenditore condannato per associazione mafiosa nell’ambito del processo “Rifiuti” e riarrestato l’estate scorsa nella seconda tranche dell’inchiesta, denominata appunto “Rifiuti 2”. La cosca Alampi, gestita presumibilmente proprio da Matteo Alampi, avrebbe continuato a condurre, di fatto, le aziende che erano state sequestrate nell’ambito dell’indagine “Rifiuti SpA”, ossia la Rossato Sud e la Edilprimavera. Le indagini vere e proprie iniziano all’indomani della sentenza di primo grado del processo “Rifiuti”: è il 23 dicembre del 2008. “Nel corso dell’indagine – è scritto nell’ordinanza firmata dal Gip Barbara Bennato che ha portato agli arresti 24 persone – si è assistito, in tempo reale, all’esecuzione e messa in atto del progetto di riaffermazione e realizzazione degli interessi economico – imprenditoriali del sodalizio, che, pur dopo le condanne subite, lungi dall’essere stato smantellato”. Un primo step che avrebbe permesso alla cosca di risorgere come l’ Araba fenice” è il dissequestro del 50% delle quote della Rossato Sud, in seguito all’assoluzione di Sandro Rossato nello stralcio degli abbreviati. Quella parte d’azienda verrà affidata – di concerto tra i Rossato e gli Alampi – a Lauro Mamone, uno dei soggetti principali dell’indagine, che avrebbe dovuto creare una nuova squadra per far ripartire – in maniera apparentemente pulita – l’azienda. Tutto con la compiacenza dell’amministratore giudiziario Rosario Spinella, anch’egli tra i soggetti coinvolti nell’indagine dei Carabinieri. Alampi, dal carcere, avrebbe dettato precise disposizioni anche in merito al personale che Mamone avrebbe dovuto impiegare nell’azienda. L’ingegnere aveva, more solito, assecondato le richieste, circondandosi di collaboratori “consigliati” da Alampi e assolutamente fidati, tra i quali Domenico Alati – direttore tecnico della Rossato SUD s.r.l. e suo “braccio destro”, ma anche segretaria, autisti, personale di ogni categoria. Ecco la genesi della nuova contestazione associativa. L’azienda otterrà anche i lavori di bonifica dell’ex discarica di Calanna e di ricopertura della discarica di Gioia Tauro. Tutto illecitamente, secondo l’accusa. Tutto secondo i piani di Alampi, che sarebbe venuto a conoscenza di ogni singolo respiro della vita societaria delle aziende. Adesso però queste presunte comunicazioni all’esterno con i familiari e sodali della ‘ndrina gli sono costate care, ossia il 41 bis.






