di Domenico Grillone – “Ieri non abbiamo annunciato la riforma delle intercettazioni ma, rispondendo assieme al presidente del Consiglio ad una domanda di un giornalista, abbiamo semplicemente ribadito quanto contenuto nei dodici punti della riforma della Giustizia e poi nel disegno di legge che attualmente è incardinato alla Camera che affronta complessivamente tutti i problemi del funzionamento del processo penale. Ed all’interno di questo prevede una delega per limitare la diffusione di intercettazioni quando non abbiano una rilevanza di carattere penale. Una riforma che spero, così come ha affermato lo stesso presidente del Consiglio, verrà approvata entro l’anno”. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervenuto nella giornata finale del XX congresso di Magistratura Democratica, svoltosi al teatro Cilea, risponde a tutto campo ai tanti interrogativi lanciati nel corso di questi due giorni di intenso dibattito che hanno messo sul tappeto alcuni temi davvero importanti, partendo da quello che ha caratterizzato il congresso, “Diritti, Giurisdizione e Futuro. Il ruolo dei giudici nell’epoca dell’incertezza”. Prima ancora, ma torneremo più avanti su tutti gli altri temi toccati dal ministro, l’intervento di Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, pronta a sottolineare, tra l’altro, la necessità di utilizzare il Fondo unico di Giustizia, costituito dai beni sequestrati, per risolvere parte dei problemi che la magistratura e la giustizia in generale hanno riguardo la carenza di risorse. Anche sul ritardo di riattivazione delle aziende sequestrate, Camusso si è detta preoccupata perché “non si combatte la criminalità organizzata e la corruzione se non si da il segno che dove si agisce nella legalità si conferma il lavoro e si danno prospettive”. “In troppi paesi, ed anche in questa regione – aggiunge la segretaria generale della Cgil riferendosi allo stesso tema – siamo di fronte ad un messaggio che arriva alla popolazione, quello che con la criminalità si lavorava ma quando interviene la giustizia avviene la disoccupazione. Questo è il peggior messaggio che si possa dare”. E per Reggio “nulla succede rispetto alle promesse dell’arrivo di nuove forze di polizia e nuovi magistrati”.
La tavola rotonda – A seguire il dibattito sul tema “A che serve il processo penale?”. Un tema scelto per la grande attualità che riveste e che si può dedurre dal documento elaborato da Magistratura Democratica che sul processo penale parla, tra l’altro, di “ipertrofia, i cui effetti sono chiaramente visibili quale che sia l’angolo visuale dell’analisi, così come i correlati rischi: da un lato, la crescita esponenziale delle figure di reato, previste a tutela di beni giuridici assolutamente eterogenei, che allarga a dismisura l’area del ‘penalmente rilevante’ e dunque la correlata richiesta di intervento della giurisdizione penale; dall’altro, l’affermarsi di una tendenza ad affidare all’intervento penale il compito di stabilire i confini di ‘accettabilità’ delle condotte, pressoché in ogni campo dell’agire, fungendo non di rado anche da strumento di giudizio politico e/o morale”.
Un tema assai delicato, dunque, per il quale sono intervenuti, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano Luca Poniz, il senatore Nico D’Ascola, componente commissione Giustizia del Senato, Stefano Musolino, sostituto procuratore preso il Tribunale di Reggio Calabria, Giovanni Fiandaca, Ordinario di Diritto penale all’Università di Palermo, Massimo Donini, Ordinario di Diritto penale all’Università di Modena e Reggio Emilia e Liana Milella, giornalista di Repubblica. Per il Sostituto Stefano Musolino quello che si percepisce, soprattutto a livello culturale, è che “continuano a pervadere la magistratura messaggi che vanno nella direzione sostanziale della conservazione dello stato delle cose. Autorevoli esponenti delle supreme Corti che continuano a parlarci della necessaria credibilità dei giudizi, che non è il riflesso del principio di tassatività sulla decisione ma è il riflesso della necessità di garantire stabilità ai sistemi: ma quali sistemi?”. Altro domanda che si è posto il magistrato è se c’è “ancora spazio per una interpretazione evolutiva della norma quale strumento di trasformazione sociale, in maniera autenticamente compatibile con la Costituzione, oppure si ha a disposizione uno strumentario normativo che garantisce già la tutela d tutti i diritti”. Un dibattito che è poi proseguito con tutti gli altri interventi che hanno messo tra l’altro l’accento, così come ha dichiarato il senatore D’Ascola, “sull’irruzione del diritto penale quantitativamente ingestibile”, o sul fatto che, parole di Massimo Donini, “il malato vero è il diritto penale che coinvolge poi il processo penale”. Per Giovanni Fiandaca il problema è che “il processo rischia di sovraccaricarsi di funzioni, e la sfida adesso è trovare un punto di equilibrio”.
Le altre dichiarazioni del ministro Orlando – Tornando alle dichiarazioni del ministro, lo stesso ha poi parlato della riforma del ministero della Giustizia che dovrebbe passare da 62 a 37 Direzioni e con una riduzione cospicua anche dei dirigenti di seconda fascia. Previsto anche l’istituzione di un dipartimento che si occuperà dell’esecuzione penale esterna, “fondamentale per affrontare il tema del sovraffollamento carcerario ed anche il tema di una più forte capacità rieducativa ma anche repressiva della pena”. E sulla mafia, Orlando dal palco del Cilea ribadisce che non la si può raccontare semplicemente come un soggetto che aggredisce i corpi dello Stato ma rappresenta invece l’altra faccia del Paese, quella del suo indebolimento e di una crisi della classe dirigente”. Riguardo invece le carenze di organico del pianeta Giustizia, il ministro ha annunciato il passaggio di 1031 dipendenti che passano dalle Province alle Cancellerie, mentre entro, l’anno sarà bandito un analogo bando. E 250 nuovi laureati si dedicheranno allo smaltimento dell’arretrato nel settore civile.





